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Cronaca

Allarme tubercolosi nel carcere di Marassi, Uilpa: “Sovraffollamento e grave mancanza di profilassi”

 carcere marassi

Genova. È allarme Tbc nel carcere di Genova Marassi. Ad ammalarsi è stato un detenuto italiano, classe 1969, prima ubicato nel Centro Clinico dell’Istituto, in camera con altri due detenuti e in contatto con agenti e detenuti del piano, poi dimesso dopo circa una settimana, una volta riscontrata la malattia contagiosa ( tubercolosi attiva ) .

“Un paradosso – commenta Fabio Pagani, Segretario Regionale della UIL Penitenziari Liguria che aggiunge  – gli agenti della polizia penitenziaria non sono stati ancora sottoposti ad accertamenti clinici per verificare l’insorgenza di eventuali casi di positività alla malattia. Una eventualità che speriamo possa essere scongiurata ma che, purtroppo, appartiene al novero delle ipotesi possibili”.

“Piuttosto che minimizzare il problema – aggiunge il sindacalista – come hanno fatto in tanti, sarebbe stato meglio attivarsi immediatamente per avviare le necessarie azioni di profilassi e di prevenzione. La possibilità che il contagio possa riguardare anche il personale è un rischio da noi rilevato sin dal primo momento. Speriamo che le autorità sanitarie e la stessa amministrazione penitenziaria si attivino con efficacia”.

Secondo Pagani, la questione sanitaria è un aspetto, spesso poco indagato, del dramma complessivo che attraversa il sistema carcere in Liguria. “A questo punto – sottolinea il sindacalista – vogliamo sperare che il ministro Cancellieri , prima di dedicarsi alla sua nuova attività, chieda al Governo le risorse per garantire la funzionalità del sistema penitenziario”.

E conclude: “Nel Carcere Marassi di Genova la gestione sanitaria ingenera tante perplessità – le malattie infettive, il sovraffollamento ( 815 detenuti presenti rispetto alla capienza di 430 ), la carenza di circa 100 poliziotti penitenziari , rappresentano un rischio alle già critiche condizioni dell’Istituto . E non si può sottacere la mancata fornitura di strumenti di prevenzione al personale e soprattutto l’assenza di sottoporre i lavoratori a periodiche forme di profilassi, obbligo sino ad oggi eluso dall’Amministrazione Penitenziaria nei confronti del personale della Casa Circondariale”.