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Cronaca

Tragedia di Genova, sotto inchiesta comandante e pilota. Di Lecce: “Ma non sono esclusi altri indagati”

Genova. Sono due gli indiziati per omicidio colposo plurimo a seguito della tragedia del porto di Genova dove ieri sera la nave Jolly Nero ha abbattutto la torre di controllo al Molo Giano. Oltre al capitano, il cui procedimento aperto era già noto, è indagato anche il pilota. Lo ha detto oggi il procuratore generale di Genova, Michele Di Lecce che in conferenza stampa ha analizzato diversi aspetti dell’inchiesta aperta ieri sera sulla tragedia. “Ma stiamo valutando altre ipotesi reato – ha specificato Di Lecce – in particolare l’attentato alla sicurezza dei trasporti, in questo caso marittimi”.

Pilota, che di prassi segue tutte le manovre di motonavi in porto, e comandante hanno ruolo diversi, ma al momento “non si può parlare seriamente di responsabilità, bisogna ricostruire i fatti”, ha sottolineato il Procuratore aggiugendo che “non è escluso che ci possano essere altri soggetti indagati prossimamente”.

Il comandante della Jolly Nero, Roberto Paoloni, di 63 anni, di Genova, secondo quanto appreso da fonti investigative, non starebbe rispondendo alle domande del magistrato e si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.

Ancora in corso gli esami dei 22 testimoni, tutti i marittimi imbarcati sulla Jolly Nero ieri sera. “Stiamo ricostruendo il percorso e in particolare la manovra”, ha detto Di Lecce. Quella inversione di marcia inspiegabile. “Si è staccata andando in retromarcia, doveva girarsi per uscire dal porto con la prua, ma qualcosa non ha funzionato e senza controllo, o quasi, la Jolly Nero è andata a sbattere contro la struttura della torre, poi interamentente crollata”.

Una manovra che dalle prime informazioni sembra “non usuale – ha dichiarato il procuratore – ma neanche eccezionale”, effettuata cioè con una certa frequenza. Va capito se è stata effettuata correttamente, secondo le modalità previste o se qualcosa non è stato rispettato o non ha funzionato. Ci può essere un problema di tipo umano o strumentale, o entrambi. Oggi non siamo in grado di dirlo”.

In piedi sul Molo Giano è rimasto solo uno scheletro: la scala metallica, sostenuta per ragioni di sicurezza, per evitare il crollo sui soccorritori. Era il punto di particolare rilevanza per porto e navigazione, la sala di controllo per tutta la Liguria.

Gli “angeli del mare” che da ieri lavorano incessamente sul luogo della tragedia alla ricerca dei dispersi, nonostante la visibilità scarsa: sommozzatori dei vvff, della gdf dei carabinieri e di una società privata che stava lavorando in porto.

“Si sta cercando di fare di tutto – ha sottolineato Di Lecce – la complessità deriva dalla quantità di cemento e purtroppo dal numero di persone presenti nella struttura a causa del cambio turno.

La Procura ha acquisito l’apparecchiatura di bordo, “nei prossimi giorni procederemo negli accertamenti”, ha concluso Di Lecce.