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Economia

“Poveri di futuro”, le paure di genitori e ragazzi: in Liguria tempo libero e abbigliamento tagliati dalla crisi

I bambini e adolescenti italiani sono “poveri di futuro”, deprivati di opportunità, prospettive e competenze. Quasi 1 milione di bambini sotto i 6 anni – pari a 1 su 3 – è a rischio povertà, Il 18% dei ragazzi abbandona la scuola, con 780 mila giovani fermi alla terza media, 3 milioni e 200 mila che non lavorano e non studiano. 1 milione di minori vive in territori altamente inquinati.

In questo difficile contesto la ong Save the Children ha promosso un’indagine su adulti e ragazzi centrata sulle attese nei confronti del futuro dei ragazzi, l’impatto della crisi sulle famiglie, le contromisure e le conseguenze, il clima e l’ambiente in cui i ragazzi italiani stanno crescendo.
Il documento contiene le riposte raccolte tra il 15 ed il 20 aprile 2013, su un campione di 1487 tra genitori di minori, distribuiti sul territorio nazionale, con incrementi specifici su 11 Regioni tra cui la Liguria.

Circa metà dei genitori esprime dubbi sulle opportunità per i figli: rispetto agli anni in cui tutti erano certi che i propri figli avrebbero avuto la strada spianata, nel dettaglio, ben il 31% ha paura che i propri figli incontreranno molte difficoltà in più rispetto alle proprie (39% in Emilia Romagna e 34% nel Lazio). In Liguria ben il 9% delle famiglie ha addirittura molta paura che non ce la faranno.

Solo un 16% pensa che i propri figli riusciranno a realizzare i propri sogni e ad avere una vita migliore di quella dei genitori (leggermente più ottimisti appaiono i genitori lombardi e pugliesi, rispettivamente con il 21 e 20%).

Gli adolescenti intervistati risultano più ottimisti dei ragazzi, con un 37% di essi che pensa di riuscire nella vita se si impegnerà, ma per più di 1 ragazzo su 3 le paure superano le speranze ( il 17% dichiara di aver paura di incontrare più difficoltà rispetto ai propri genitori, il 13% è certo che troverà molte difficoltà ma che troverà un modo per cavarsela, un 6% dice di essere molto preoccupato per la propria vita e di pensare di non farcela).

Il futuro professionale dei figli appare decisamente roseo solo al 14% dei genitori (in misura identica a quella dei ragazzi), mentre, rispettivamente il 28% dei genitori e il 27% dei ragazzi esprime una certa rassegnazione dicendo che “con la situazione che c’è, dovrà considerarsi fortunato ad avere un lavoro qualsiasi”. Per il 36% dei genitori e il 28% dei ragazzi, ci vorrà molto impegno e perseveranza per realizzare le proprie aspirazioni, mentre l’emigrazione, fenomeno in crescita nell’ultimo biennio, viene comunque come terza opzione, sia essa nell’accezione di progetto (8% dei genitori, 12% dei ragazzi), sia in quella di ripiego (rispettivamente il 14% e il 12%).
Tra i genitori più rassegnati, cioè coloro che ritengono che i propri figli si dovranno considerare fortunati se avranno un lavoro, quelli del Lazio e della Sardegna (rispettivamente 37 e 35%, contro la media nazionale del 28%). Per il 49% dei genitori liguri solo con molta perseveranza i figli riusciranno a realizzare le loro aspirazioni.

L’aspirazione al completamento di una carriera scolastica compiuta, che includa anche studi universitari, accomuna genitori (78%) e figli (69%), ma quasi 1 genitore su 3 (31% che sale addirittura al 43% in Emilia Romagna, al 38% in veneto, al 37% in Toscana e 35% in Liguria) ritiene di non essere in grado di affrontare le spese per gli studi universitari dei propri figli e che questi dovranno trovarsi un lavoro per contribuire alle spese (22%, 23% secondo i ragazzi) oppure occorrerà fare un prestito (9%, 4% per i ragazzi).

Nello specifico, in alcuni regioni si registra un aumento della percentuale di genitori che prevedono il fatto che i propri figli dovranno lavorare per contribuire alla retta universitaria. In Liguria a prevederlo è il 28% delle famiglie.

Secondo alcuni dati recenti, nel corso del 2012, il potere d’acquisto delle famiglie ha registrato una flessione del 4,8% nei confronti del 2011 (Istat) e una famiglia su 4 soffre direttamente delle conseguenze della crisi (ACRI), che tra le categorie che maggiormente patiscono gli effetti della crisi, ci sono le famiglie con minori.

Di fatto, due terzi dei genitori di minori dichiarano di avere in qualche misura dovuto fare i conti con la crisi: in Liguria lo ammette il 68% delle famiglie. Si tratta, prevalentemente di piccole rinunce, ma per un quarto dei casi anche di tagli più consistenti. si taglia il tempo libero e le uscite con gli amici (86% dei casi) e l’abbigliamento (75%, ma in Liguria si arriva all’83%) sono le due voci che hanno maggiormente subito decurtazioni, seguite con un significativo scarto da riduzioni sulle spese per lo sport e per l’alimentazione.

Si registrano anche una riduzione delle spese per l’acquisto di libri extra scolastici, per la partecipazione a gite scolastiche (22%) e, seppur residuale, per la prosecuzione degli studi (5%, ma il dato sale all’8% in Lombardia).

Tra coloro che non si considerano colpiti dalla crisi, qualora questo accadesse, quale sarebbero i settori in cui per i ragazzi sarebbe più difficile fare delle rinunce? Secondo i genitori intervistati, ai propri figli costerebbe di più tagliare l’iscrizione ad attività sportive, l’acquisto di vestiti, la spesa alimentare (39%, che in Liguria diventa 52%), quella per il tempo libero con gli amici (38%, con la Toscana che sfiora il 55%), la prosecuzione degli studi (35%, ma con un picco del 45% sempre in Toscana) la partecipazione a gite scolastiche (per il 38% per i genitori Liguri), l’acquisto di libri extrascolastici. Tali categorie ritornano anche nelle citazioni dei ragazzi, ma tra le rinunce che potrebbero avere maggior costo emotivo, gli adolescenti concordano nell’indicare la rinuncia alle spese per il tempo libero come il sacrificio più grande (61%), in quanto comporterebbe la rinuncia a frequentare il gruppo dei pari, seguito dall’acquisto di vestiti (41%), l’iscrizione ad attività sportive o ricreative (27%), prosecuzione agli studi o partecipazione alle gite scolastiche (26%) e l’acquisto di libri extra scolastici (16%).

Se in 6 famiglie su 10 si è deciso di non chiedere aiuti esterni (e, quindi presumibilmente di prelevare dai risparmi, oppure di smettere di risparmiare), la famiglia allargata resta la prima risorsa per chiedere e ottenere un sostegno (29%) in misura di quasi tre volte rispetto al ricorso al credito al consumo (12%, ma in Emilia si arriva la 21%). Seguono gli amici (5%), i servizi sociali (4%), la parrocchia (3%), e le associazioni di volontariato (3%).

La prima misura anticrisi segnalata dagli adulti cime possibile aiuto alle famiglie riguarda un sostegno economico diretto a chi è in seria difficoltà (carta acquisti per il 41%) , seguita dalla gratuità della mensa scolastica (18%).

L’accesso ai nidi, che consentirebbe un incremento del numero di donne lavoratrici risulta al terzo posto, con un 17% dei genitori italiani (ma per il Lazio l’indice è del 24%, seguito dalla Toscana al 23% e da Veneto ed Emilia Romagna al 22%). Regioni come la Campania inoltre auspicano l’apertura delle scuole tutto il giorno (12%), con 4 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale dell’8%.