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Dossier Ilva sul tavolo del governo: ipotesi commissariamento?

Genova. Gli incontri si susseguono senza soluzione di continuità: l’obiettivo è risolvere la situazione dell’Ilva di Taranto. Senza, l’Italia perderebbe di colpo circa l’1% di Pil; senza, sarebbero a rischio decine di migliaia di posti di lavoro in tutta Italia. Genova non fa eccezione: qui lo stabilimento di Cornigliano dipende, per la sua capacità produttiva, da centro pugliese. I lavoratori genovesi rimangono così, alla finestra, aspettando l’evolversi della vicenda.

La situazione è precipitata sabato scorso, quando il cda dell’azienda siderurgica ha annunciato le dimissioni in seguito al sequestro di 8 miliardi di euro della società controllante Riva Fire nell’ambito di un’inchiesta della procura di Taranto per una serie di reati ambientali. Il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato incontrerà oggi i vertici dell’Ilva, domani, poi, riferirà degli esiti dell’incontro al premier Enrico Letta.

In un comunicato, Ilva ha affermato che le dimissioni del consiglio di amministrazione, a partire dall’amministratore delegato Enrico Bondi e dal presidente Bruno Ferrante –
quest’ultimo indagato nell’inchiesta tarantina – saranno presentate ufficialmente all’assemblea degli azionisti del 5 giugno. L’azienda ha anche reso noto che farà ricorso contro il sequestro, che a suo avviso minaccia la capacità produttiva degli impianti.

Intanto, proprio al fine di salvaguardare la capacità produttiva, si fa sempre più credibile l’ipotesi del commissariamento: ipotesi esclusa ieri dal ministro Zanonato, ma invocata da più parti come l’unica via d’uscita da una situazione difficile.

La legge 321 del 2012, infatti, stabilisce che in caso di inadempienze nell’applicazione dell’Aia, si possono commutare sanzioni pecuniarie fino al 10% del bilancio. Fino ad arrivare al commissariamento ad acta dell’azienda.