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Unioni civili, il registro sotto esame: parlano le associazioni, la politica prende tempo

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Genova. Le coppie di fatto sbarcano in Aula Rossa: oggi, nella prima commissione convocata per esaminare il documento proposto dall’assessore Fiorini sul registro delle unioni civili, sono sfilate le posizioni del mondo associativo. Molte, più dei consiglieri in aula, e di diverso orientamento: dall’associazione dei genitori di figli omosessuali (Agedo) alla Lega Italiana Nuove Famiglie, dall’Anspi (associazione ecclesiale cattolica di oratori e circoli), all’Arcigay l’Approdo e alle Famiglie Arcobaleno, dal Forum associazioni famiglie all’Aiaf (associazione italiana avvocati per la famiglia), audite una dopo l’altra a rappresentare richieste, approfondimenti e stroncature.

“Io ho fatto un’analisi puramente giuridica – spiega Roberto Revello, Anspi – ho trovato il documento molto manchevole sotto diversi profili, ci sono contraddizioni sul piano formale che meritano un approfondimento”. In sintesi “si è voluto fare un atto ideologico piuttosto che curare l’interesse dei cittadini che non vogliono discriminazioni sostanziali”.

Visioni opposte per il referente regionale delle Famiglie Arcobaleno – associazione genitori omosessuali, Giovanni Fantoni. “Il documento avrà bisogno di alcune limature tecniche che saranno presentate da Arcigay, ma nella sua completezza ci piace molto. Un buon punto di partenza e un ottimo segnale da parte del Comune”. Le città “nel loro piccolo” stanno cioè andando nella “direzione giusta per cercare di colmare il vuoto legislativo nazionale, e dare un segnale chiaro al legislatore”. Ben consapevoli che “servirà soprattutto per le coppie eterosessuali, per noi coppie omosessuali ci vorrà un intervento più profondo, però è già un primo passo”.

Rigettate al mittente le accuse secondo cui il documento non tutelerebbe i figli. “Sinceramente non capisco – commenta Fantoni – non è lo scopo di questo registro, i figli fortunatamente sono tutelati a livello nazionale”. Al contrario delle coppie omosessuali che attualmente in Italia non godono di diritti. “Io e Stefano ci siamo sposati a Londra un anno fa, in Italia invece siamo una famiglia anagrafica ma non abbiamo alcun diritto, siamo solo due conviventi che pagano di più”.

Il dibattito è appena all’inizio, “consumeremo giornate a sbrogliare la matassa”, sottolinea la pasionaria del Pdl, Lilli Lauro, che annuncia un emendamento ad hoc sul documento. “Sono molto colpita, come sottolineato oggi da un’associazione, che questo documento non tuteli entrambe le parti, dal momento che basta una raccomandata per disintegrare il beneficio”. Al contrario “sembra più un grande desiderio ideologico per far vedere che questa giunta è vicino alle minoranze e che porta avanti il programma di Doria”, è il ragionamento della Lauro. “Mi domando, poi, cosa s’intenda come legame affettivo – continua la consigliera Pdl – così come mi interessa sapere perché tutelare solo la coppia e non 3-4 e più persone in generale che vogliano unire le forze in un momento di crisi”.

Spostandosi in casa Pd, le spaccature non sono ancora risanate. “Non ho ancora deciso – fa sapere il consigliere Claudio Villa – dopo le audizioni deciderò che posizione assumere, se favorevole o contrario”. Ma c’è anche un aspetto generazionale, sottolinea il collega di partito Alberto Pandolfo che invece si dichiara “assolutamente favorevole al registro”.

“E’ uno scontro che per le nuove generazioni in realtà non esiste – dichiara Pandolfo – se mai ci fosse questo dibattito fra vent’anni non vedrebbe certo gli stessi posizionamenti. E’ un auspicio, certo, ma è già palpabile nella società”.

Quanto alla spaccatura “si devono porre le questioni in un confronto interno – conclude Pandolfo – e successivamente portare una linea condivisa, se è tale. Altrimenti finisce il ruolo dei partiti”.