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Liberazione: in Provincia la storia di ‘Sciuscia’ tra emigrazione, guerra e resistenza

provincia di genova

Genova. Da un deserto all’altro: prima quello delle opportunità nella Calabria degli anni venti del primo dopoguerra, poi quello fin troppo crudo e reale dell’Africa del Nord, dove il fascismo l’aveva mandato a combattere una guerra non sua, fino ai sentieri della libertà dove camminava il fratello partigiano.

Nei giorni dell’anniversario della Liberazione la Provincia dedica ai bambini e ai ragazzi di oggi la storia di Sciuscia (si scrive senza accento) che racchiude nel suo percorso dalla Calabria al Sahara e poi a Genova, ultima tappa lungo le vie dell’emigrazione, molti temi, drammi e riflessioni possibili sul Novecento tra due guerre, dittatura fascista e riconquista della democrazia.

“Storia, storie e storielle di un colto analfabeta” è l’opera, autobiografica di Giovanni Minniti detto Sciuscia, nato nel 1917 a Motta San Giovanni, piccolo paese del reggino, che dopo aver affrontato tutte le durezze della vita tra fame, stenti, lutti familiari, guerra e povertà, approderà alla fine a Genova. In scena nella sala consiliare della Provincia, che lo patrocina, il 23 aprile alle 10 a Palazzo Doria Spinola andrà l’adattamento teatrale dell’opera, curato da Ivano Malcotti su progetto didattico di Carmela Minniti, la figlia di Sciuscia che ne ha raccolto molte memorie e il coordinamento artistico di Sandro Baldacci.

La giornata sarà aperta dai saluti del commissario della Provincia, Piero Fossati, del presidente dell’Anpi provinciale Massimo Bisca, da Valter Mereta del Gruppo Città di Genova, Carmela Minniti e Andrea Macario della sezione Anpi di Pegli.

La rappresentazione, con il sostegno di Anpi Pegli e Gruppo Città di Genova, “vuole offrire – dicono i promotori – contributi e riflessioni originali, con ironia e molta umanità per recuperare uno spaccato di vita quotidiana negli anni tragici della tirannia fascista sensibilizzando le nuove generazioni sulle tragedie della guerra e sulla Resistenza, esempio simbolico in questo contesto dell’ inizio di un cammino democratico e di libertà”.

Il nome Sciuscia riprende per Giovanni Minniti quello confidenziale attribuito a suo nonno quando da piccolo, davanti al braciere acceso per scaldarsi, veniva invitato a soffiare: “sciuscia, sciuscia, sinnò si spegne e murimu du friddu” dice Carmela Minniti ridando voce a quell’antico e affettuoso lessico familiare tramandatole dal padre, l’ultimo Sciuscia, insieme alle storie della sua vita.

“Le raccontava nei pomeriggi delle domeniche – ricorda – quando non lavorava e si poteva stare tutti insieme: le sofferenze della sua infanzia, la madre morta, la fame, il lavoro, la guerra. E poi parlava dei suoi fratelli, soprattutto di Giuseppe il più grande e il più protettivo, Giuseppe il partigiano”.

E nel lungo, drammatico e rocambolesco viaggio esistenziale di Giovanni Minniti “la sua resistenza – dice la figlia – sta in tutti quegli anni di guerra in Africa settentrionale dove ogni giorno sognava la libertà, perché quella guerra non gli apparteneva si unisce idealmente alla resistenza partigiana di mio zio, calabrese che scelse di andare al nord tra i partigiani perché al nord si combatteva la guerra di Liberazione nazionale”.

La rappresentazione avrà un prologo lunedi 22 aprile alle 9.30 alla Soms Castagna di via Schiaffino, aperto dall’intervento di Silvio Ferrari dedicato a “La Resistenza… commemorata da una generazione che non c’era”.