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Lagaccio, frana in via Ventotene. Leoncini: “Dramma frutto della speculazione edilizia, ora mettere subito in sicurezza il territorio”

Lagaccio. “Il quartiere del Lagaccio non è gestito, è in totale stato di abbandono”. Il Comitato Voglio la Gavoglio lancia il j’accuse a poche ore dalla frana che stanotte ha coinvolto via Ventotene risuccchiando tre automobili e isolando due palazzi. “Abbiamo presenziato a due commissioni urbanistiche a Tursi – spiega Enrico Testino – nelle quali abbiamo ribadito il punto: questo quartiere è abbandonato”.

La frana di questa notte è il secondo episodio che coinvolge l’area della Gavoglio: il primo smottamento risale infatti all’alluvione del 2010 quando crollò un altro muro di contenimento proprio di fronte a quello di via Ventotene. “E’ un’area abbandonata da decenni – ricorda Testino – si continua a parlare, ma senza risolvere e i muri vanno giù. E’ simbolico”. Il Comitato Voglio la Gavoglio nasce non a caso come “percorso di cittadini per dire No a ciò che questo Puc prevede per l’area Gavoglio”, e per chiedere il “coinvolgimento del quartiere e della città nella definizione del futuro dell’area”.

Stanotte fortunatamente non si sono registrati feriti, ma la strada, privata, è stata chiusa fino a data da destinarsi, mentre dalla parte opposta i lavori sono appena cominciati e l’altra strada resterà chiusa per nove mesi. “E’ urgente intervenire subito, con un tavolo operativo che prenda decisioni quanto prima – conclude Testino – ma bisogna metterci la testa, siamo a un km da Castelletto e lì il territorio è amministrato diversamente”.

Il presidente di Municipio, Simone Leoncini, ha effettuato un sopralluogo nel primo pomeriggio insieme ai tecnici del Comune. “A quanto ci dicono non c’è più pericolo per l’incolumità pubblica, ma restano un paio di condomini isolati. Si riesce ad arrivare a piedi, ma è tutto transennato. Ciò che è critico è il ripristino urgente della strada, che è privata”. Il Comune ha preso contatto con gli amministratori dei condomini e, a rigor di norma, il ripristino, spetterebbe ai privati.

“La sensazione è che si tratti di un dramma di speculazione edilizia e non certo di un incidente dovuto al maltempo o alla sfortuna – sottolinea Leoncini – è frutto dei decenni passati, in cui si è costruito senza criterio e senza poi la sufficiente manutenzione. Per il futuro è indispensabile cambiare rotta, con un maggior investimento per la manutenzione e la cura del territorio. E non è un vezzo da ambientalisti – conclude il presidente di Municipio – ma una pratica di assoluto buon senso”. Ovvero: il dibattito su un possibile aumento di cubature, previsto dal Puc della Vincenzi (e contestato duramente dal Comitato) sembra di fatto “chiuso”.