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Kubrick prima di Kubrick: genio e ossessioni di un maestro del cinema in una mostra fotografica

kubrick

Genova. Proseguendo sulla linea delle grandi mostre fotografiche internazionali, dopo quella di Steve McCurry Palazzo Ducale di Genova ne offre un’altra a suo modo unica: gli scatti giovanili di Stanley Kubrick. Aperta fino al 25 agosto, e’ stata presentata in prima mondiale lo scorso anno dai Musei Reali di Bruxelles. Propone 160 fotografie in bianco e nero realizzate da Kubrick a New York tra il 1945 e il 1950, quando il futuro regista, allora 17enne, lavorava per la rivista Look.

L’esposizione, ideata da GAmm Giunti, curata da Michel Draguet, presentata lo scorso anno in prima mondiale nella prestigiosa sede dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique a Bruxelles, è coprodotta da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e da Giunti Arte Mostre Musei, in collaborazione con il Museum of the City of New York – che custodisce un patrimonio ancora in parte sconosciuto di oltre 20.000 negativi di Stanley Kubrick.

La rassegna testimonia la capacità di Kubrick di documentare la vita quotidiana dell’America dell’immediato dopoguerra, attraverso le inquadrature fulminanti e ironiche nella New York che si apprestava a diventare la nuova capitale mondiale, o l’epopea dei musicisti dixieland o degli artisti circensi.

“Quello della fotografia è un aspetto di Kubrick che fino a poco tempo fa non conosceva praticamente nessuno – spiega Filippo Zevi, ad della Gamm Giunti – perché Kubrick fece il fotografo professionista per 5 anni, dai 17 ai 22 anni. Lo fece lavorando per una delle maggiori riviste americane Look magazine”.

“La sua passione era il cinema e quando riuscì a trovare il denaro necessario per fare il suo primo film, un cortometraggio di 16 minuti, abbandonò la fotografia”.

L’ultimo servizio fotografico di Kubrick e il suo primo film si sovrappongono, nel senso che il soggetto è lo stesso: “Si tratta di un giovane pugile di nome Carter e il servizio ma anche del film raccontano la giornata di un giovane pugile il giorno del combattimento”.

Secondo Trevi “l’occhio con cui va guardata questa mostra è di guardare la mostra di un grande fotografo. sapendo perché è impossibile cancellarlo, che sarebbe diventato uno dei più grandi registi del Novecento, però il cinema trovando un grande regista ha anche conservato un grande fotografo. Se non avesse fatto il cinema, sarebbe stato uno dei migliori 10 fotografi del Novecento”.

Temi, soggetti inquadrature, l’iconografia è ovviamente ambia: “In queste fotografie troviamo anzitutto alcuni dei temi che lui avrebbe sviluppato nei film, ma quello che qui si vede è che Kubrick aveva la capacità di mantenere un colossale archivio di immagini nel suo cervello e talvolta si vedono delle immagini di cui si riconosce immediatamente c’ò che sarebbe diventata. Per esempio c’è una fotografia dove si vede una giovane attrice con un suo accompagnatore che esce per andare ad una festa e l’inquadratura immediatamente fa pensare al corridoio in Shining o nella serie sugli scienziati della Columbia University si riconosce in maniera addirittura sorprendente una figura che è quella del dottor Stranamore”.

La mostra propone 160 fotografie appositamente tirate con stampa al bromuro d’argento dai negativi originali conservati nella Look Magazine Collection del Museo della città di New York, realizzate da Stanley Kubrick dal 1945 al 1950 quando, a soli 17 anni, venne assunto dalla rivista americana Look.

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