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Cronaca

False fatture per 11 milioni di euro, scoperta maxi frode: denunciato imprenditore genovese operante nel marketing

guardia di finanza

Genova. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova
ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal GIP presso il locale Tribunale di Genova, nei confronti di un imprenditore genovese, attivo nel settore del “marketing”.

Il provvedimento coercitivo è arrivato alla conclusione di due verifiche fiscali, nei confronti di altrettante società riconducibili all’imprenditore indagato, che esercitavano, sull’intero territorio nazionale, attività di consulenza nel comparto del “marketing” per conto di aziende di rilevanti dimensioni (anche multinazionali), produttrici di beni ceduti attraverso la rete della grande distribuzione organizzata.

L’attività di consulenza consisteva nell’effettuare frequenti visite presso i punti vendita, condotte per lo più tramite “lavoratori a progetto”, che, materialmente, svolgevano attività di “monitoraggio” sui prodotti delle imprese “clienti” e di quelle concorrenti; verifiche sull’assortimento dei beni e sulle promozioni di vendita; riscontri sui prezzi praticati, rilevandone l’allineamento o le differenze; sondaggi sulla riduzione dei “fuori stock”, per i
prodotti a veloce rotazione, e sulla possibilità di migliorare l’esposizione della merce.

Nella fase iniziale delle ispezioni eseguite nei confronti delle due società genovesi erano stati trovati interessanti documenti gestionali, di natura extracontabile, che avevano portato, tramite specifici approfondimenti investigativi, a scoprire un sofisticato sistema di false fatturazioni di elevata entità, dell’importo totale di oltre 11 milioni di euro, considerando gli anni dal 2009 al 2011.

La frode da parte delle società di “marketing” veniva realizzata registrando nella contabilità aziendale i documenti fittizi, forniti da un’azienda compiacente, priva di un’effettiva struttura aziendale, una cosiddetta “cartiera”, in gergo tecnico, la quale emetteva le fatture false senza versare l’IVA dovuta all’Erario.

I documenti, che descrivevano per lo più inesistenti operazioni di rilevamento di dati, servivano per compensare l’IVA connessa alle operazioni realmente
realizzate dalle due società di “marketing”, che diminuivano, così, artificiosamente il debito verso l’Erario.

Le fatture fittizie, per far apparire regolari le operazioni venivano sistematicamente “pagate” dalle società di “marketing”, annotando i movimenti contabili nei registri aziendali, salvo ottenere, successivamente, in contanti, la restituzione delle somme, dalla società “cartiere”, defalcate di una percentuale, mediamente dell’8%, che doveva remunerare il “servizio “ illecito reso; tali restituzioni di fondi venivano utilizzate, altresì, per sostenere altri oneri aziendali, nonché per pagamenti “in nero” ai dipendenti.

La società “cartiera”, a sua volta, per eliminare il proprio debito verso l’Erario annotava nella propria contabilità, come fatture passive, altri documenti fittizi fabbricati in proprio, intestati a soggetti inconsapevoli, realmente esistenti.

L’A.G. inquirente ha emesso un provvedimento di sequestro (per equivalente) di denaro e beni, finalizzato alla confisca, per un valore complessivo di 3,5 milioni di euro.