Cronaca

Diaz, prime decisioni del Tribunale di Sorveglianza: detenzione domiciliare per i due superpoliziotti Canterini e Caldarozzi

Genova. L’ex comandante del disciolto settimo nucleo del Reparto Mobile di Roma, Vincenzo Canterini e l’ex capo dello Sco, Gilberto Caldarozzi, sconteranno la pena residua per il reato di falso in atto pubblico per l’irruzione nella scuola Diaz in detenzione domiciliare.

Il provvedimento è stato depositato questa mattina presso il Tribunale di Sorveglianza di Genova. Tecnicamente il tribunale ha negato sia l’affidamento in prova ai servizi sociali, sia la detenzione domiciliare ma per effetto della “legge svuotacarceri” sconteranno comunque la pena a casa propria e non in carcere.

L’ex comandante del nucleo Canterini era stato condannato a 5 anni per falso e lesioni gravi, pena ridotta a 3 anni e 3 mesi per la prescrizione di queste ultime. Tolti anche i 3 anni di indulto gli restano da scontare 3 mesi. L’ex capo dello Sco Caldarozzi, invece, era stato condannato a 3 anni e 8 mesi per falso, tolto l’indulto dovrà scontare in detenzione domiciliare i prossimi 8 mesi.

Entrambi dopo i fatti della Diaz furono promossi: Canterini è andato in pensione con il grado di questore, mentre Caldarozzi allora vice di Gratteri ai vertici dello Sco, aveva proprio sostituito il suo superiore (diventato Prefetto) diventando il capo del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato.

Il Tribunale di Sorveglianza nelle udienze delle scorse settimane aveva chiesto ai 17 condannati pubbliche scuse e risarcimento del danno, richiesta duramente contestata proprio dai legali di Gilberto Caldarozzi e Vincenzo Canterini.

“La norma che tutela l’eventuale danno di immagine dell’Amministrazione dello Stato è azionabile solo in presenza di alcuni reati tra i quali non figura il falso e un’estensione non è possibile. La discussione non è sul piano etico ma su quello giuridico”, aveva dichiarato il legale di Caldarozzi, Marco Valerio Corini.

Inoltre, gli avvocati, al termine delle udienze davanti al tribunale di Sorveglianza che sta vagliando le richieste di pene alternative, avevano definito “una gogna e un’umiliazione, alla quale non intendono sottoporsi” quello che per il procuratore generale di Genova era “pubblico rincrescimento”, ovvero “uno sforzo di attenzione nei confronti delle vittime e un impegno nel risarcimento del danno”, a maggior ragione se il reato “è stato compiuto da alti dirigenti dell’amministrazione dello Stato, ci si deve impegnare in un’azione di ristoro al danno di immagine patito proprio dall’amministrazione”.

Per poter accedere all’affidamento in prova al servizio sociale e comunque alle forme alternative chieste dai condannati al posto della detenzione per la Procura è necessario “tener conto del grado di consapevolezza, si deve verificare che sussistano sintomi di una positiva evoluzione della personalità”. Cosa questa che, secondo la Procura Generale, non era ancora avvenuta.

Dovrebbero essere state accolte dal tribunale di sorveglianza le richieste di affidamento in prova ai servizi sociali per tre poliziotti, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Mazzoni, le cui posizioni sono state considerate “defilate” anche dalla Procura, mentre per gli altri superpoliziotti, tra cui il prefetto Francesco Gratteri e Giovanni Lupperi il Tribunale ha deciso il rinvio al 5 dicembre prossimo.