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Diaz, da mercoledì si decide il futuro dei poliziotti condannati. Le vittime: “Vadano in carcere dove avrebbero voluto mandare noi”

Genova. Cominceranno fra pochi giorni le udienze davanti al Tribunale di sorveglianza di Genova che dovrà decidere come dovranno scontare la pena i 17 funzionari di polizia condannati in via definitiva per falso e calunnia nel processo Diaz (dagli otto mesi all’anno, per effetto dell’indulto che ha cancellato tre anni).

La Corte di Cassazione, nella sentenza emessa il 6 luglio scorso, aveva usato espressioni molto dure contro di loro, negando la concessione delle attenuanti generiche e sottolineando “l’assenza di qualunque segno di resipiscenza”, cioè di pentimento rispetto al reato commesso. Ora il Tribunale di sorveglianza dovrà valutare diversi elementi tra cui la personalità dei condannati e le prospettive di rieducazione, che partono dal pentimento del reo. Proprio per questo i “superpoliziotti”, hanno intrapreso (su suggerimento dei loro avvocati) una vera e propria corsa al volontariato.

In prima linea su questo fronte c’è l’ex capo dello Sco Francesco Gratteri, che secondo alcune indiscrezioni apparse sui media, starebbe facendo il volontario in una fondazione antiusura.

“Siamo davvero contenti – scrive in una nota il Comitato Verità e Giustizia per Genova – che Francesco Gratteri si stia impegnando come volontario allo sportello della fondazione antiusura anche se non ci sentiremmo davvero onorati della sua presenza, come dichiarato da Tano Grasso, visti i precedenti e le condanne”.

“Ora chiediamo che Francesco Gratteri – scrive il comitato, in parte costituito da parti civili del processo – insieme a Gilberto Caldarozzi e agli altri condannati in via definitiva, scontino il resto della pena in carcere. Noi siamo contrari al carcere convinti che non sia una soluzione per nessuno ma, visto che Gratteri, Caldarozzi e tutti gli altri condannati per la Diaz hanno fatto di tutto perchè in carcere, con falsi verbali e costruendo false prove, ci finissero i 93 manifestanti ingiustamente arrestati e massacrati alla Diaz, accusandoli di devastazione e saccheggio, pene previste dai 10 ai 15 anni, ci sembra davvero poco un anno di galera. Ci passano molto più tempo gli stranieri e gli emarginati che non hanno massacrato nessuno, non hanno costruito prove false, non sono pubblici ufficiali, sono solo gli ultimi, degli ultimi. Forse un anno di galera potrà servire a questi super poliziotti per capire cosa significa il carcere”.

“Si stanno facendo diventare vittime i carnefici di questa brutta pagina della nostra democrazia e ci si dimentica di chi ha subito sulla propria pelle l’orrore della perquisizione alla Scuola Diaz, le ingiuste accuse, le umiliazioni, le violenze”.