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Cronaca

Amt, il piano alternativo dei sindacati: “Altrimenti conflitto sociale”

amt consiglio comunale

Genova. Discutere il piano alternativo proposto dai sindacati “oppure la questione Amt diventerà un problema di conflitto sociale”. Lo ha detto oggi il segretario della Faisa Cisal, Andrea Gatto al termine dell’incontro con i capigruppo a Tursi. Interrotti i lavori dell’Aula Rossa, la delegazione di lavoratori Amt ha illustrato rapidamente ai consiglieri quanto deciso ieri sera durante l’assemblea alla Sala Chiamata. “Ieri sera i lavoratori all’unanimità hanno rigettato in toto il piano dei 430 esuberi – ha spiegato Gatto – La nostra proposta è un piano alternativo che presenteremo già in settimana all’azienda, poi vorremmo poter illustrare al consiglio comunale le vere problematiche in cui versa Amt”. Non a caso il presidente del consiglio comunale Guerello al termine della riunione ha assicurato che sarà convocata a breve una commissione ad hoc.

In sintesi i guai di Amt sono tutti nei numeri: l’azienda è costantenmente a richio fallimento bilancio, pur non avendo un euro di debito con nessuno. “Questo perché è una società per azioni con capitale sociale di 7 milioni – ha sottolineato il sindacalista – e siccome c’è un disavanzo tra costi e ricavi di 1,5 milioni di euro al mese, in 4 mesi il capitale è eroso”. Da qui le procedure secondo codice civile che portano prima alla liquidazione e poi al fallimento.

Il piano alternativo proposto dai sindacati muove su tre fronti essenzialmente: primo rimettere in equilibrio il bilancio. Significa che “il Comune deve dotare Amt di un patrimonio immobiliare adeguato, ovvero le rimesse che prima avevamo e che poi ci hanno tolto”. In tutto 35 milioni di euro che aggiunti ai 7 “porterebbero il capitale sociale a 40 milioni e il rischio fallimento si allontanerebbe”.

Per far questo, pero, servono le scelte del Comune: “Tursi deve farsi ridare le rimesse da Spim e accollarsi il mutuo di 2 mln all’anno di Spim con le banche”. Terzo passaggio: “Alla Regione chiediamo la costituzione di un’agenzia per il Tpl sotto forma di società di capitali Spa o Srl, perché come ci insegna l’Emilia, se le risorse transitano per queste agenzie vengono sgravate di Iva e quindi i soldi della regione sarebbero tutti corrisposti al settore e non come oggi”. Ad esempio dei 120 milioni destinati oggi al Tpl “potremmo recuperarne 12, di questi 6,5 andrebbero ad Amt, e il disavanzo sarebbe risolto”.

Quarto, gli investimenti. “Il parco mezzi è vecchio di 13 anni, per portarlo alla media europea di 7 anni, bisognerebbe comprarne 70 all’anno, Amt riesce a comprarne solo 4”. Nel frattempo ogni giorno sempre più bus si rompono. “Per far questo bisonga accedere al credito bancario, ma prima è necessario avere un bilancio in equilibrio e l’azienda adeguatamente patrimonializzata”.

Equilibrio di bilancio, patrimonio, agenzia, e investimenti. Il piano alternativo, in estrema sintesi passa da questi 4 punti. “Se questo percorso sarà seguito da Comune e Regione e se l’azienda ritirerà il suo piano, bene – ha concluso Gatto – diversamente il problema Amt diventerà un problema di conflitto sociale”.