Politica

Unioni civili, Genova verso il registro: le anime del Pd alla prova delle coppie di fatto

Genova. Mentre l’America attende la decisione storica della Corte Suprema sui matrimoni gay, sotto la Lanterna si muovono i primi passi in materia di diritti e doveri delle coppie di fatto e dopo Milano e Napoli, anche Genova si dirige verso il registro delle unioni civili.

Il tema era già stato al centro del dibattito un anno fa in pieno clima primarie centrosinistra, sollecitato anche dal gruppo Facebook, “Genova come Milano: si al registro delle coppie di fatto!”, creato al tempo dai consiglieri regionali Alessandro Benzi e Matteo Rossi, oggi assessore della giunta Burlando.

Marta Vincenzi, allora sindaco Pd, si era detta d’accordo “anche sui doveri”, Roberta Pinotti, altra anima Pd, era stata lapidaria con un tweet “ho firmato il disegno di legge sui Pacs” a suo tempo, mentre Marco Doria, vinte le primarie, aveva messo il registro nel suo programma elettorale. Oggi la promessa è diventata una proposta diretta al consiglio comunale.

Ma, come spesso accade, se la giunta procede dritta verso l’obiettivo, la maggioranza tentenna o quasi. Le anime del Pd, del resto, sono tante, soprattutto quando si parla di temi etici.

C’è chi assicura “una disponibilità a dare a chiunque la possibilità di regolarizzare la propria posizione nei confronti della civica amministrazione”, come assicura il consigliere comunale democratico, Salvatore Carattozolo. “Il registro mi vede favorevole ovviamente bisogna guardare tra le pieghe per evitare che ci siano elementi non in linea con ciò che dice la costituzione”.

Senza, però, nascondere il “dibattito” interno. “Normale che con molti consiglieri ci possano essere posizioni diverse o divergenti – conferma Caratozzolo – è ovvio poi che ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma al voto mi auguro si arrivi compatti come quasi sempre è successo, anche per le pratiche più scottanti”, conclude il consigliere.

Il giovane Alberto Pandolfo, invece, punta sulla concretezza. “E’ bene che ci sia la specifica all’interno del regolamento che dovrà ricascare su tutti i regolamenti civici del Comune, proprio per rendere davvero concreta l’azione della civica amministrazione nei confronti della regolarizzazione delle coppie di fatto”.

Poi c’è l’anima cattolica che se non storce apertamente il naso nemmeno plaude soddisfatta. “Il Pd non si è ancora espresso – commenta Cristina Lodi, consigliere e presidente Commissione Welfare – e come sappiamo ha molte anime”. Le posizioni, cioè, saranno meglio espresse in commissione, sede di dibattito della proposta di giunta e di approfondimento con le audizioni dei soggetti interessati, dalle rappresentanze delle famiglie a quelle per i diritti delle persone omosessuali.

“In questo momento l’attenzione deve essere concentrata su famiglie e persone in difficoltà – sottolinea Lodi – e immaginare che le unioni civili non determinino reali diritti mi sembra una sottovalutazione di quello di cui hanno davvero bisogno le persone”. Del resto “esistono già mezzi che pemettono accesso ai diritti per le famiglie anagraficamente riconosciute”. Il Pd dunque, assicura da presidente di Commissione, discuterà “punto per punto”. “Cercheremo di trovare una quadra sui diritti ma anche sui doveri, per esempio lo sciolgimento delle coppie richiede una serietà etica”.

Il mantra è sempre lo stesso: le anime sono tante, e il riconoscimento di diritti e doveri è sicuramente un tema molto sentito da tutti. Però, sembrano dire neanche troppo velatamente certe anime, c’è ben altro a cui pensare. “Bisogna capire quanto il paese sia pronto – conclude Lodi- il Pd ha sempre cercato una mediazione ma serve anche una concretezza rispetto alla situazione reale delle persone, oggi molto in difficoltà”.

Gianni Vassallo, ad esempio, pur non volendo entrare nel merito prima di leggere il documento di giunta, lascia detto che la materia ha il pregio di “spaccare trasversalmente le coscienze dei vari gruppi”.

Da Roma invece esulta il deputato Ivan Scalfarotto: “il registro delle unioni civili approvato oggi dalla Giunta del Comune di Genova è un’ottima notizia, sottolinea come sia sempre più diffusa la necessità di regolamentazione per le unioni civili e in particolare quelle formate da persone delle stesso sesso che ora non hanno alcun riconoscimento”. Anche se “Per quanto gesti importanti e non solo simbolici, i registri comunali non bastano, oramai dobbiamo affrontare la questione a livello nazionale”.