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Turismo, Chiesa: “Riaprire miniera Gambatesa, aveva 16 mila visitatori”

miniera gambatesa

Regione. Ezio Chiesa (Gruppo misto- Liguria Viva) ha illustrato un’interrogazione sulla chiusura del sito turistico della miniera di Gambatesa. Il consigliere ha ricordato che nel maggio del 2011 veniva formalizzata alla Regione Liguria da parte della società Silma l’istanza di rinuncia allo sfruttamento della concessione mineraria denominata “Val Graveglia” e, conseguentemente, avveniva la cessazione dello status di miniera del complesso di Gambatesa.

“Nel mese di marzo 2012, – ha aggiunto – il Consiglio direttivo dell’Ente Parco Aveto decideva di sospendere le visite in galleria”. Il consigliere ha, infine, ricordato che il 31 dicembre è scaduto il contratto tra l’Ente Parco Aveto e la cooperativa di lavoro che impiega due soci per assicurare l’apertura del sito turistico e che, in attesa della riapertura, l’Ente potrebbe decidere di non rinnovare l’incarico alla cooperativa, prorogato sino a febbraio, lasciando così l’area priva di controllo. Sembrerebbe, inoltre, che l’Ente Parco intenda predisporre dal marzo 2013, un bando per la gestione solo della parte esterna del sito. Chiesa ha quindi chiesto alla giunta come intenda garantire, nell’anno in corso, la presenza della cooperativa per assicurare almeno il controllo del museo minerario di Gambatesa e cosa sia stato fatto nel 2012 per assicurare la totale riapertura dell’intero sito minerario. “Vorrei capire cosa sta succedendo – ha detto – visto che la miniera ha avuto ben 16mila visitatori e che la Regione vi ha investito 3 milioni di euro”.

Per la giunta ha risposto Renata Briano, assessore all’Ambiente e sviluppo sostenibile. “La vicenda della miniera è complessa e di non facile soluzione – ha spiegato – la società mineraria Sil.Ma, negli ultimi anni di gestione del museo minerario si avvaleva della Cooperativa Pangea per quanto riguardava le attività di fruizione del museo, le visite guidate, il bar e altri servizi. Venuta meno la concessione mineraria alla società Sil.ma, nel 2012 è subentrato l’Ente parco dell’Aveto che ha affidato per un breve periodo la gestione alla stessa cooperativa. Nel marzo del 2012 l’Ente ha sospeso le visite anche per la mancata definizione della normativa di sicurezza da applicare. A seguito della decisione, le visite sono crollate a meno di un centinaio in tutto il 2012 ed è venuta meno la ragione di mantenere la concessione a Pangea. Per quanto riguarda le iniziative assunte dalla Regione, è stato costituito un apposito gruppo di lavoro per la redazione di un testo normativo sull’impiego a scopi turistici, didattici e scientifici delle miniere in esercizio e dismesse. Tale gruppo di lavoro, però, ha sospeso l’attività a fronte della difficoltà nel corretto inquadramento del regime proprietario operante sui terreni interessati da giacimenti minerari, nonché sulle competenze regionali in materia mineraria e di sicurezza. E’ stato quindi chiesto un parere all’Avvocatura regionale la quale ha segnalato il permanere della proprietà statale delle miniere anche dopo la loro chiusura ed ha indicato la possibilità di utilizzare lo strumento dell’accordo di valorizzazione dei beni culturali. Sulla base di questo parere, sono state formalmente contattate l’Agenzia del Demanio e la Direzione regionale della Soprintendenza per i beni culturali e paesaggistici per stipulare un tale accordo che fornisca il necessario quadro giuridico di riferimento nel quale collocare, in assenza di una normativa nazionale, la fruizione didattico museale della miniera dismessa. Lo scorso 5 marzo l’incontro con l’Agenzia del Demanio e la Soprintendenza ha avuto esito negativo. L’Agenzia non ha ritenuto di poter condividere l’orientamento regionale sulla permanenza della proprietà statale sulla miniera. Venuta meno tale ipotesi resta la possibilità di dichiarare la miniera bene culturale attraverso il procedimento ordinario, per quanto più lungo e la Soprintendenza è ampiamente disponibile a percorre tale strada con l’aiuto del Parco e del Comune. La qualifica di bene culturale consentirebbe tra l’altro di derogare alle normative di sicurezza in modo da non dover snaturare il percorso museale così come si presenta. Sono già in corso le prime ricerche catastali”.

Chiesta si è dichiarato soddisfatto dalla risposta ma non dalla situazione del sito che “da risorsa per la zona è stato messo nella condizione di non produrre alcun reddito e alcuna crescita culturale e turistica. Va sottolineato – ha aggiunto – che con il passare del tempo aumentano i rischi di incursioni di vandali e si vanifichino gli investimenti fatti in passato per realizzare il museo e attrarre turisti”.

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