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Cronaca

Registro unioni civili, mondo cattolico all’attacco. L’Arcigay: “Non abbiate paura della tenerezza di tanti amori”

regolamento unioni civili

Genova. Il registro delle unioni civili, presentato ieri dall’assessore Elena Fiorini, ancor prima di passare il vaglio del consiglio comunale dove si preannunciano tensioni e attriti anche dentro la maggioranza, ha già cominciato a sollevare polemiche che hanno varcato subito i confini del capoluogo ligure.

Dopo l’intervento del Forum delle Famiglie che ieri aveva definito il provvedimento “vuoto e ideologico” sottolineando la “distanza dell’amministrazione comunale dai veri problemi della popolazione genovese, soprattutto delle famiglie con figli, che stanno vivendo momenti assai difficili”, ieri sera anche il cardinale di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco, a margine della celebrazione dalla Lavanda dei piedi, aveva ribadito l’assoluta contrarietà dei vescovi verso “un istituto che indebolisce la famiglia, unico soggetto di diritto in quanto coppia secondo il nostro ordinamento”.

E oggi il quotidiano Avvenire ha dedicato un lungo articolo di commento proprio al caso-Genova dal titolo “Coppie di fatto, anche Genova si adegua al peggio”. “I registri delle cosiddette unioni civili appartengono a questa categoria, quella di iniziative demagogiche che hanno un prezzo insostenibile” attacca il giornale dei vescovi in un corsivo non firmato che esprime la linea della direzione. “Costano economicamente perché sottraggono risorse preziose alle famiglie fondate sul matrimonio e aperte alla vita – sottolinea Avvenire -. Costano culturalmente, perché diffondono la falsa convinzione che il ‘per sempre’ del matrimonio possa essere posto sullo stesso piano di chi si registra in Comune con un impegno a tempo determinato”.

A rispondere alla Cei e al mondo cattolico ci pensa oggi l’Arcigay. “Spiace che il cardinale prenda degli svarioni giuridici – dichiara Damiano Fiorato, avvocato dello sportello legale di Arcigay Genova – evidentemente è mal informato sulla natura giuridica dei registri delle coppie di fatto e sull’attestazione anagrafica, già prevista da una norma dello stato. Dispiace che con tali dichiarazioni si attacchi il principio che Corte Costituzionale e Cassazione hanno più volte ribadito con forza ovvero che l’art. 2 della Costituzione tutela il diritto alla vita familiare delle coppie a prescindere dal matrimonio regolamentato dagli articoli 143 e seguenti del codice civile”. “Forse – conclude Fiorato – il Cardinale confonde il matrimonio canonico con altri istituti previsti dalle leggi dello Stato”.

“Come sempre – aggiunge Valerio Barbini, componente della Segreteria Nazionale Arcigay con delega ai diritti civili – la presidente del Forum Ligure delle Famiglie, o meglio di alcune famiglie, dimostra un approccio ideologico e discriminante. La questione é molto semplice. Genova, in ritardo rispetto ad più di altre cento città italiane, ha oggi un’amministrazione decisa a riconoscere per quanto in suo potere tutte le famiglie, anche non sposate, formate da coppie di sesso diverso o dello stesso sesso”.

“Il Cardinale Bagnasco – continua Barbini – afferma che il registro indebolirebbe le famiglie e la società, la dottoressa Panfili si esercita in un aggressivo benaltrismo. Sempre più spesso le famiglie italiane siano costituite da coppie di fatto. E’ una realtà, non un’opinione. Rafforzare le famiglie significa riconoscerle, fare finta di nulla, negarne l’esistenza, nel migliore dei casi non serve a nulla, nel peggiore dei casi porta conseguenze dolorose”.

“Se la preoccupazione non dichiarata fosse legata a un riconoscimento delle coppie lesbiche e gay i detrattori del registro possono rilassarsi. Per quanto riguarda il giusto riconoscimento della piena parità alle coppie lesbiche e gay serve molto altro ovvero l’accesso all’istituto del matrimonio. Che i registri siano altro rispetto al matrimonio tra persone dello stesso sesso lo dimostra la recente esperienza milanese, che ha visto iscriversi per i due terzi coppie eterosessuali”

“Più di cento comuni in Italia dimostrano che non c’è nessun pericolo, – conclude Barbini – si tratta solo di norme di civiltà. Al cardinale Bagnasco e alla dottoressa Panfili un appello: non abbiano paura della tenerezza di tanti amori”.