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Lettera al direttore

Porto di Genova, Serfer: a rischio i posti di lavoro

In Liguria operano diverse imprese di trasporto merci su ferro, ma solo alcune di esse hanno sede nella nostra Regione, mentre la maggior parte e’ localizzata nelle altre aree del nord.
Dal 2007, anno al quale risale la liberalizzazione completa del settore, abbiamo assistito alla nascita di decine di nuove imprese che hanno gradualmente eroso quote di mercato alla vecchia monopolista FS.
Cio’ che e’ risultato evidente fin da subito e’ che i nuovi operatori si sono orientati sulle tratte piu’ ricche in termini di traffici, anche perche’ risultavano dotate di infrastrutture ferroviarie adeguate.
Di fatto tutto il Nord Italia, ed in particolare i valichi di frontiera verso il Nord Europa, e’ stato invaso da imprese ferroviarie piu’ o meno solide, che hanno applicato contratti spregiudicati ai lavoratori, attratte dalle opportunita’ offerte dal nuovo mercato sprovvisto di tutele per il lavoro.
I sindacati hanno sottoscritto il Ccnl della mobilita’ area attivita’ ferroviarie e diversi contratti aziendali, per evitare che l’apertura del mercato imposta dalle direttive europee continuasse a svilupparsi solo attraverso la svalutazione del lavoro.
Anche in FS Cargo sono stati sottoscritti nuovi modelli organizzativi per permettere alla Societa’ di risultare concorrenziale perche’ la liberalizzazione avanzava inarrestabile nel settore producendo insostenibili fenomeni di dumping contrattuale.
Non si puo’ dire che in Liguria il fenomeno dell’avanzata dei privati abbia avuto la stessa estensione delle altre Regioni del Nord, limitandosi alla nascita di un paio di imprese, nonostante la presenza dei porti che dovrebbero invece essere polo di attrazione per queste attivita’.
Il dubbio che sorge e’ che i porti non siano in grado di produrre volumi di traffico sufficienti o, peggio ancora, che non siano dotati di infrastrutture e di accessi adeguati perche’ il trasporto su rotaia si sviluppi e risulti concorrenziale rispetto agli altri vettori.
Una delle poche societa’ del trasporto delle merci su rotaia che ha sede a Genova e ha lavorato per anni in Liguria applicando il contratto delle attivita’ ferroviarie e’ Serfer.
Da aprile una dozzina di giovani macchinisti di questa impresa non avranno piu’ lavoro in questa Regione perche’ Serfer ha perso i propri traffici a favore di altre imprese e non ha nuove commesse disponibili.
Accanto al personale degli equipaggi lavorano impiegati amministrativi e delle sale operative che rischiano di essere coinvolti anch’essi nelle conseguenze di probabili dichiarazioni di esubero.
I suoi dipendenti non godono di strumenti di tutela in caso di crisi aziendale derivanti da contrattazione collettiva propri delle grandi imprese come FS, quindi, il rischio e’ che i lavoratori interessati siano sospesi dal lavoro riversandosi nel calderone degli ammortizzatori in deroga ormai sprovvisti di finanziamenti, o peggio ancora licenziati ed espulsi dal processo produttivo.
Ad oggi appare improbabile una ricollocazione degli esuberi presso imprese diverse, FS od altre, per la totale assenza di opportunita’ lavorative.
Questo e’ probabilmente il risultato di una politica sbagliata nelle scelte sugli investimenti infrastrutturali in questa Regione e sul sistema dei porti in particolare, che non rendono concorrenziale il traffico su rotaia a causa dei lunghi tempi di attesa nella movimentazione dei treni, quindi non riescono a produrre nuove opportunita’ di lavoro tanto necessarie per non essere travolti dagli effetti devastanti di questa interminabile crisi.

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