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Economia

Fincantieri, si parla del futuro di Sestri Ponente: è arrivato il giorno del vertice tra sindacati e azienda

Blocco Fincantieri 29 giugno

Genova. E’ arrivato il giorgno dell’atteso vertice di Fincantieri, durante cui si parlerà del futuro dello stabilimento di Sestri Ponente. Per i lavoratori genovesi sembra si possa profilare un accordo sul modello di quello attuato in precedenza nello stabilimento di Castellammare di Stabia, quindi con maggiore flessibilità.

“In Liguria stiamo realizzando una rivoluzione, ma per mantenere competitività dobbiamo cambiare il nostro modo di produrre, ognuno deve fare la sua parte”. Questo è quanto dichiarato dall’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, durante il convegno “Felici di crescere”.

L’anno scorso però lo scenario era di guerra. “Abbiamo iniziato facendo una battaglia, l’integrazione tra Riva e Muggiano non sarebbe mai avvenuta, poi, è vero, avevo detto di chiudere Sestri, ma Burlando mi aveva avvertito, ‘alla fine della crisi ti servirà e così non l’ho chiuso. Aveva ragione”, ha proseguito.

“Fincantieri è un’azienda che non ha ancora incassato contributi per ricerca, recentemente abbiamo comprato senza indebitarci, ed è una cosa di cui dobbiamo essere orgogliosi. Al sindacato dico: facciamo un passo tutti da soli non ce la si fa”, ha dichiarato ancora Bono.

Dal canto suo la Fiom, proprio ieri, ha precisato che sarà possibile parlare di accordo solo in presenza di lavoro vero, quindi di una commessa in carne ed ossa.

Sempre durante il convegno “Felici di crescere”, infatti, è trapelata l’indiscrezione di una nuova nave all’orizzonte, indiscrezione non confermata da Bono. E’ stato lo stesso presidente della Giunta regionale ligure, Claudio Burlando, a parlarne durante l’intervento di chiusura dell’incontro: “Si può dire – ha detto – che la nuova nave ci sarà”.

Ma fino ad oggi, per Bruno Manganaro, segretario genovese della Fiom, sembra che ci siano solo navi virtuali. “Le commesse hanno un problema, ovvero la mancanza di finanziamento necessario, che in tutta Italia è il problema della cantieristica – ha dichiarato ieri – Senza il finanziamento non c’è la nave e quindi senza questa certezza è difficile costruire accordi. Noi siamo chiari e lo dovrà essere anche l’azienda, proponendo un lavoro vero”.

L’arrivo di una commessa concreta, quindi, sembra essere l’unico presupposto per il raggiungimento di un accordo che prevede maggiore flessibilità.

“Se ne potrà discutere solo in presenza di lavoro vero, altrimenti che senso può avere – ha concluso Manganaro – anche tutti i discorsi fatti sulle eccedenze non avrebbero senso con la commessa di una nuova nave da crociera, che impiegherebbe circa 2 mila lavoratori. Tutti i discorsi, quindi, vanno affrontati davanti alla concretezza di una vera commessa”.