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Crisi e lavoro, Bosco (Cgil): “Infrastrutture fondamentali, ma senza industria e porto Genova non ce la farà”

Genova. Crescita e sviluppo per far ripartire la Liguria e l’Italia. A Genova un importante appuntamento della Cgil, a cui partecipa anche il segretario nazionale, Susanna Camusso, per presentare il “Piano di Lavoro”.

ivano bosco

Un momento drammatico per l’economica del Paese e anche per la Liguria, a partire dai fondi per la cassa integrazione in deroga. Tra due mesi, infatti, 10 mila lavoratori non avranno più l’indennità. “Una vera e propria emergenza perché queste persone si ritroveranno senza nulla – esordisce Ivano Bosco, segretario della Camera del Lavoro di Genova – Una criticità anche per le aziende che dovranno fare fronte a questa situazione”.

Per Bosco, però, il problema è generale e riguarda tutto il mondo del lavoro in Italia e a Genova. “Oggi siamo qui per fare un’analisi di cosa è successo negli anni passati, ma noi crediamo che con un patto locale tra istituzioni e forze sociali si possa cercare di invertire la tendenza”.

Secondo la Cgil, le infrastrutture sono fra le opere fondamentali, ma non solo. “Penso che il primo progetto del Terzo abbia più anni del Genoa e ora speriamo che possa decollare davvero – prosegue Bosco – è una di quelle iniziative, infatti, che sicuramente potrebbe portare lavoro all’edilizia, ma non solo, a tutto l’indotto”.

Alle grandi opere, però, possono affiancarsi lavori di minore impatto, ma altrettanto fondamentali per rilanciare interi settori lavorativi. “Ad esempio la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, dei torrenti. Tutto questo offrirebbe lavoro nel campo edilizia e della progettazione – dichiara ancora il segretario – Poi bisogna puntare sulle eccellenze di Genova, ovvero il porto e l’industria. Penso a Fincantieri e Finmeccanica”.

“Senza industria e senza portualità questa città non ce la farà a sollevarsi, pur considerando tutte le altre attività che ci sono e vivono attorno a questo – conclude Bosco – Non vogliamo essere catastrofisti, ma purtroppo non ne vediamo ancora la luce in fondo al tunnel”.