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Corteo anti Gelmini, al via processo per 10. I testimoni: “Carica inaspettata, nessun preavviso da parte della polizia”

Genova. E’ entrato nel vivo questa mattina di fronte al tribunale collegiale composto dai giudici Merlo, Carta e Parentini, il processo per gli scontri davanti alla prefettura verificatisi durante il corteo degli studenti che il 30 novembre 2010 protestavano contro la riforma Gelmini.

Quel giorno un lungo corteo composto da oltre 2 mila studenti attraversò pacificamente la città. Unico momento di tensione di fronte al palazzo del Governo: gli imputati, studenti e antagonisti genovesi, secondo l’accusa, avrebbero resistito a una carica di alleggerimento della polizia di fronte alla Prefettura.

A sfilare sul banco dei testimoni questa mattina sono stati diversi funzionari di polizia (Digos, funzionari e agenti in servizio quella mattina) che hanno ricostruito la giornata con l’ausilio di materiali video – fotografici ed effettuato in aula il riconoscimento degli imputati. Proprio dai filmati è emerso che nessuno dei dieci giovani oggi a processo sarebbe responsabile del lancio di oggetti in seguito al quale la polizia ha deciso di caricare gli studenti.

Successivamente sono stati ascoltati i primi quattro testimoni portati dai legali degli imputati (gli avvocati Emanuele Tambuscio, Laura Tartarini, Fabio Sommovigo e Raffaele Caruso) che hanno tutti sostenuto come la carica sia stata “improvvisa e inaspettata, senza che nessun funzionario di polizia abbia dato un preavviso”, come ha spiegato una giovane fotografa che ha seguito tutta la manifestazione.

“Ero in posizione molto favorevole, ma non ho sentito da parte dei dirigenti nessuna intimazione né avvertimento. Assolutamente la carica non ce l’aspettavamo” ha aggiunto un altro teste, studente universitario di Albenga, che ha puntualizzato: “Se anche il corteo avesse voluto sfilare via, questo non avrebbe potuto avvenire in modo rapido perché in cima a via Roma, c’era un cordone di polizia a fare da tappo”.

L’intimazione formale al discioglimento di un corteo prima di una eventuale carica, è previsto dagli articoli 22 e 23 del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e dovrebbe essere effettuato in prima battuta tramite un invito da parte dei funzionari e, nel caso i manifestanti non procedano allo sciogliemnto del corteo, da tre squilli di tromba. Si tratta di un testo concepito negli anni Trenta e oggi le forze di polizia non hanno in dotazione una trompa ma l’avvertimento (tre intimazioni successive) resta un obbligo di legge per determinare la legittimità di una carica.

Il corteo fra l’altro, al momento della carica, si trovava dietro a a un cordone improvvisato formato dagli stessi giovani: “Il cordone aveva proprio la funzione di far scorrere il corteo in sicurezza. Il nostro obiettivo, di fronte alla Prefettura, era quello di fermarsi un momento per urlare qualche slogan e poi proseguire in maniera pacifica, così come si era svolta fino a quel momento la manifestazione, e come è proseguita poi”.

Che non ci sia stato nessun tentativo da parte degli studenti di avvicinarsi all’ingresso della Prefettura, né tantomeno di “sfondare” è stato ampiamente dimostrato dalle immagini mostrate in aula questa mattina, dove si vede chiaramente come sia il cordone di polizia (insieme a un contingente della Guardia di Finanza) ad avanzare contro gli studenti e non un avvicinamento reciproco.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 15 maggio, data in cui verranno ascoltati gli ultimi testi. Seguirà la discussione finale. E lo stesso giorno potrebbe esserci la sentenza. Degli 11 imputati iniziali ne sono rimasti 10 perché uno dei giovani, difeso dall’avvocato Giancarlo Bonifai, ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a una pena di 10 mesi.