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A Genova mille senzatetto, anziani e single borderline: crisi e disoccupazione fanno crescere la “zona grigia” foto

Genova. Sono circa un migliaio i senzatetto che a Genova, ogni giorno, devono affrontare i disagi di una vita in mezzo alla strada. Questo dato è emerso durante la presentazione della guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi”, a cura della Comunità di Sant’Egidio.

sant'egidio distribuzione pasti

“Una guida pensata per chi vive per strada, cioè circa un un migliaio di persone a Genova, molte ospitate anche nei centri di accoglienza – dichiara Maurizio Scala, responsabile del Servizio per i senza fissa dimora – Realmente per strada ci sono circa 300 persone, oltre ai rom, che sono altri 300. Quello che noi temiamo, però, è che il numero possa aumentare nel corso degli anni, visto che la crisi permane. Parlo della cosiddetta zona grigia, costituita da persone fortemente a rischio di povertà”.

Per capire come vanno realmente le cose, basta dare un’occhiata ai numeri. “Sono circa 60 mila i pasti freddi che la Comunità di Sant’Egidio serve ogni anno e 18 mila i pacchi alimentari distribuiti – prosegue Scala – Questi sono alcuni dei servizi per cercare di evitare che molte persone passino dalla zona grigia alla povertà estrema”.

Il numero di persone che si reca ogni giorno a ritirare un pasto è aumentato tantissimo e ci sono anche tanti anziani che non riescono ad arrivare alla fine del mese, mamme straniere con bambini e single. “Siamo passati da circa 20 persone al giorno alle 250 attuali – dichiara ancora Scala – speriamo presto di riuscire ad attivare anche una mensa, in modo da fornire pasti caldi”.

La zona grigia, in pratica è costituita soprattutto da anziani, visto che Genova è una delle città più vecchie d’Italia, ma anche da single, da persone che hanno perso il lavoro e le cui famiglie spesso non sanno come andare avanti. Ecco perché la preoccupazione è costantemente in aumento.

Il rischio povertà grava sulle spalle di molti, ma c’è chi combatte con queste problematiche da tanto tempo, soprattutto in inverno, quando il freddo miete anche vittime. “Nel periodo invernale vengono attivate strutture supplementari, che implementano i soliti 300 posti letto di altri 100, ma chiaramente rimangono troppo pochi – continua Scala – Le recenti perdite che abbiamo avuto, come Ivo e Franz, che tutti conoscevamo da anni e a cui volevamo bene, purtroppo non dipendono solo dal freddo. Una vita di stenti per la strada, con costanti fatiche e dove non ci si può curare neppure per una banale influenza, è deleteria. A quel punto l’agente atmosferico diventa fatale”.

Secondo Gamba il Comune dovrebbe attivarsi di più. “I soldi sono pochi, ma i posti letto fanno parte dei servizi urgenti, dei servizi per la vita, esattamente come la sanità”, conclude.