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Cronaca

Violenza contro le donne: Genova fa rete in Europa per cambatterla e aiutare le vittime

Genova. Il problema è sempre più drammatico e planetario e per combattere la violenza contro le donne e tutelare le vittime Genova fa rete in Europa con il programma Daphne di cooperazione transnazionale per fermare e prevenire le violenze.

Oggi in Provincia (partner nella rete locale coordinata dal consorzio Agorà) si è svolto il workshop del progetto, aperto dai saluti del commissario Piero Fossati, con le istituzioni e associazioni che vi partecipano in Polonia e Portogallo
per mettere a confronto esperienze, iniziative e progetti sulla lotta alla violenza di genere.

La Provincia di Genova, che ha svolto anche una specifica ricerca nelle scuole superiori sulla violenza, la sua genesi, la sua percezione e sulla costruzione di modelli e approcci culturali positivi per prevenirla e contrastarla, ha portato nel progetto Daphne anche il centro provinciale antiviolenza di via Mascherona, aperto dal 2009 nella sinergia fra Provincia, Regione, Comune di Genova e associazioni come fulcro della rete antiviolenza e  sostegno alle donne che ne sono vittime.

Un’esperienza “forte, fondamentale, ma anche difficile – dice Rita Falaschi della Provincia – perché messa a rischio dai pesantissimi tagli nazionali ai bilanci degli enti locali e della Regione”. Dal 2009 al 2012 sono state 647 le vittime di violenze fisiche, psicologiche, sessuali, economiche e delle persecuzioni degli stalker prese in carico dal centro provinciale antiviolenza e dai servizi in rete con via Mascherona, collegata con pronto soccorso, servizi territoriali delle Asl, forze dell’ordine, associazioni del volontariato, attraverso i servizi sociali di Genova e degli altri Comuni che può utilizzare strutture di accoglienza per le
vittime di violenze e maltrattamenti.

“I numeri delle violenze sono purtroppo molto alti anche nella nostra città – dicono Marta Guglielmi e Rita Falaschi che per la Provincia coordinano le attività del centro antiviolenza – e confermano l’assoluta necessità di questi servizi anche per incoraggiare le vittime a risollevare la testa e a non subire
in silenzio. Perché i dati emersi sono ancora la punta di un iceberg rispetto al dramma delle violenze che nella stragrande maggioranza dei casi le donne subiscono nella sfera familiare”.

Il problema della violenza “è purtroppo molto attuale anche nel nostro Paese – dice Katarzyna Milanowska-Piatek, responsabile della Fundaja Merkury della
città polacca di Walbrzych, capofila del progetto Daphne – e il nostro
obiettivo è aprire nuovi centri di aiuto per le donne e i bambini. Le vittime in Polonia hanno la possibilità di essere ospitate in strutture protette per tre mesi, prolungabili di altri tre con sostegni di psicologi, pediatri, assistenti sociali e legali.

In questo periodo cerchiamo di allontanare le vittime dai loro persecutori, e formarle anche dal punto di vista professionale, per aiutarle a inserirsi nel
lavoro e ad essere autosufficienti.”

In Polonia una speciale “carta azzurra” per donne e bambini colpiti dalle violenze inserisce le vittime nella rete di monitoraggio e tutele di cui fanno parte servizi sociali, sanitari e per l’inserimento lavorativo e le forze dell’ordine.

“Una società che non ha consapevolezza del dramma della violenza e dell’impegno necessario per tutelare le vittime e i diritti di tutte le donne non può andare avanti – dice Luisa Oliveira, responsabile dell’associazione portoghese Desincoop di Guimarães – e noi vogliamo affermare questa realtà in Portogallo con un approccio completamente diverso rispetto a quello degli ultimi trent’anni.

Nel nostro Paese ci sono centri d’ascolto e di supporto per le donne, e anche grazie agli scambi di esperienze del progetto Daphne stiamo cercando di aprire nuove strutture di appoggio e di aiuto per le vittime”. Oggi anche le delegazioni internazionali a Genova parteciperanno al flash mob antiviolenza One Billion Rising a Deferrari alle 17, al quale aderiscono anche la Provincia e il Comune di Genova.