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Ricerca, Genova da “bebé” a piccola Silicon Valley. Cingolani: “Serve politica risorse umane più aggressiva”

Genova. “Una politica delle risorse umane più aggressiva” rispetto a quella che va per la maggiore ora in Italia, con una carriera di ricercatori e innovatori che deve diventare “attrattiva soprattutto per i giovani”. La ricetta, per fare di Genova una piccola Silicon Valley ma non solo, è del direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) Roberto Cingolani oggi ospite all’iniziativa genovese del Pd su ricerca e innovazione. “Così potremmo prendere le migliore risorse e da quel momento in poi lo sviluppo sarà rapidissimo”, ha aggiunto Cingolani.

Questo, nonostante e oltre, il momento difficilissimo che il comparto sta vivendo in Italia e all’estero. “La ricerca purtroppo non sta attraversando un momento facile in tutto il mondo, c’è una tale crisi generale che viene considerata un lusso. Un po’ a torto – aggiunge il direttore – perché è noto, è nei momenti di crisi che bisogna investire, ma senza dimenticare il datto di fatto: c’è gente senza un lavoro”. Di conseguenza “ci son priorità che vanno aldilà dell’innovazione e dello sviluppo futuro”. L’Italia, inoltre, non va dimenticato, parte da una posizione più in bassa in partenza “perché tradizionalmente non ha investito molto in ricerca”. Invece, sottolinea Cingolani “dobbiamo avere il coraggio di investire, di insistere e di fare il nostro meglio”.

L’esempio potrebbe proprio essere il capoluogo ligure. “Genova, potrebbe essere considerata una piccola Boston Area, o una piccola Silicon Valley – spiega Cingolani – in tutto il mondo l’innovazione, si sa, avviene solo nei cluster dove c’è un insieme di realtà forti nella ricerca, nell’innovazione e nel business”. Certo gli esempi fatti sono consolidati a livello mondiale, e Genova “se vogliamo è come un bebè, anzi in certi casi ci sono cose ancora da restaurare”.

L’IIT secondo il direttore che lo dirige è in una filiera, “verso la fine della catena alimentare di ricerca e innovazione”. Il 90% del personale, sostanzialmente sta portando avanti, o ha già ottenuto, il dottorato di ricerca. “Per questo per noi è fondamentale essere inseriti in un territorio che formi molti giovani”, sottolinea Cingolani. Quindi: “Università, un forte avviamento alla ricerca, il Cnr, per poter drenare alcune di queste risorse per progetti di punta e di frontiera”. E poi c’è l’altra missione fondamentale, l’attrazione internazionale: più del 40% dei ricercatori viene dall’estero, “un flusso entrante che va potenziato sul territorio”, conclude Cingolani.

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