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Precari Ist-San Martino, Quaini: “Svolgono lavoro indispensabile, servono contratti più consoni”

Gerova. Sono laureati e dottorati, specializzati e iscritti agli ordini professionali, irrinunciabili per il funzionamento della struttura dove lavorano, l’Irccs nato dalla fusione di San Martino ed ex-Ist. Tuttavia lavorano come se si potesse fare a meno di loro, con contratti di tipo precario. Alcuni da oltre dieci anni.

Il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà in Regione chiede alla giunta e all’assessore alla Sanità Claudio Montaldo come si possa migliorare la situazione di quei ricercatori, biologi e medici, attivi nelle attività principali dell’istituto, e se inoltre si stia valutando la possibilità di inquadrarli in tipologie contrattuali più consone. “Ai precari del San Martino – dice Stefano Quaini, presidente della Commissione Sanità – devono essere riconosciute le professionalità e competenze acquisite, l’anzianità di servizio e le più basilari tutele previdenziali”.

Questi lavoratori sono oggi impiegati nelle unità operative, nei laboratori e nei reparti di degenza universitari e ospedalieri. Collaborano attivamente in ambiti di eccellenza, come gli studi di ematologia e genetica, di trapianti di midollo osseo e diagnostica oncologica, di terapie cellulari e genomica transazionale.

“Ciò significa che i servizi fondamentali dell’ospedale si reggono sul lavoro di persone che vivono nel precariato – afferma Quaini – inoltre queste figure sono spesso le uniche in grado di utilizzare le strumentazioni all’avanguardia in dotazione all’Irccs, strumentazioni che altrimenti non sarebbero sfruttate”.