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Patto di stabilità e Tares, disastro per i piccoli Comuni. Anci: “Nuovo governo deve intervenire, altrimenti salta il Paese” foto

Genova. “I disastri che i Comuni medio-grandi stanno già scontando da qualche anno, ora sono passati anche ai piccoli, le cui spalle, però, sono meno forti per reggere una botta simile”. Il problema “enorme”, di cui ha parlato oggi a Palazzo Ducale il segretario dell’Anci ligure, Pierluigi Vinai, riguarda le due novità 2013 per le amministrazioni locali: patto di stabilità per i Comuni, tra i 1000 e i 5 mila abitanti, e la Tares.

E se la tariffa che sostituisce Tia e Tarsu in maniera “perversa”, per usare l’espressione di Vinai, riguarda tutti, l’introduzione del patto di stabilità anche per i piccoli Comuni, che già per il 2013 dovevano impegnarsi a gestire le funzioni in forma associata, è un vero e proprio disastro arrivato tra capo e collo. “In questo modo non potranno accendere i mutui, né liquidare i residui passivi, e quindi non pagare le imprese”, spiega Vinai.

Poi c’è la questione Tares, la nuova tariffa che “costringe i Comuni ad anticipare i soldi alle aziende di smaltimento perché solo fino a luglio non potranno esercitarne l’incasso”, così come previsto dal governo Monti, “lo stesso – sottolinea il segretario Anci – che oltre alla Tares ha messo il patto di stabilità per i piccoli Comuni”.

La nuova tariffa, inoltre, va a colpire le superfici catastali e il consumo, che per una famiglia significa un carico ulteriore di oneri: dai precedenti 500 euro all’anno, ad esempio, si arriverà a 1000 euro con la Tares. “Una situazione insostenibile e non per colpa dei Comuni che stanno disperatamente cercando di non gravare sui cittadini – aggiunge Vinai – La colpa è del governo, di tutti i governi che si sono succeduti e che hanno portato a questo disastro da cui non sappiamo come uscirne”.

A pochi giorni dall’insediamento del futuro nuovo esecutivo, dall’Anci arriva una nota polemica, “Purtroppo in questa campagna elettorale non ho sentito alcuna attenzione concreta a questi problemi, ma il nuovo governo dovrà metterci mano, altrimenti salta il Paese”, avvisa Vinai.

Ma prima di indire nuove manifestazioni, l’associazione dei Comuni cercherà di negoziare, ponendo ai tavoli precostituiti gli argomenti “sperando che funzionari e dirigenti ministeriali che non hanno mai brillato per apertura mentale capiscano che siamo arrivati alla fine – conclude Vinai – il sistema di base non regge più”.

Situazione di estrema criticità anche per Antonino Oliveri, coordinatore consulta piccoli Comuni. “Oltre ai problemi finanziari già pesanti – conferma – i piccoli centri soffrono una grave difficoltà per la gestibilità tecnica e i vincoli molto stringenti che rischiano di portare alla paralisi delle attività, dati i bilanci già ingessati”.

L’arrivo della Tares, che oltre ai rifiuti comprende servizi a carattere collettivo, e di cui una quota degli introiti è destinata al governo centrale, complica ulteriormente le cose perché, stabilita la prima rata a luglio, “mette in crisi la liquidità, e a forte rischio tutto il sistema della raccolta dei rifiuti e la continuità di un servizio fondamentale. Più piccolo è il comune più c’è difficoltà”, aggiunge Oliveri. Senza contare che “si sta ripetendo la questione Imu, lo Stato incarica ancora una volta i Comuni di fare i gabellieri”.