Cronaca

Omicidio Biggi, Delfino a processo ma non andrà mai in carcere

Genova. Sarà processato davanti alla Corte d’Assise d’appello per l’omicidio di Luciana Biggi, sgozzata nel centro storico di Genova la notte del 28 aprile 2006 ma, anche se sarà condannato, non sconterà nemmeno un giorno di carcere per quell’omicidio.

La Procura della Repubblica e la Procura Generale infatti, dopo l’assoluzione in primo grado pronunciata il 14 febbraio 2011, hanno scelto di non fare appello (e l’appello chiesto dalla parte civile non è valido a fini penali). Questo perché il fatto che un anno e mezzo dopo abbia ammazzato Antonella Multari a Sanremo con 44 coltellate, non costituisce una prova che possa pesare sull’omicidio Biggi, per i quali furono raccolti solo indizi.

“La certezza morale non è la certezza giuridica” ha ribadito questa mattina il pubblico ministero Enrico Zucca, che per l’omicidio di vico San Bernardo chiese la condanna di Delfino a 25 anni di reclusione, pur sapendo che sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, ottenerla.

Le modalità operative dei due omicidi restano diverse e le indicazioni fornite dalla squadra mobile furono contraddittorie. In un primo tempo infatti si indagava alla ricerca di un gruppo di marocchini, che quella sera un testimone aveva visto importunare alcune ragazze brandendo dei cocci di bottiglia.

La stessa autopsia sul corpo della 36enne genovese propendeva per un omicidio commesso da più persone, e l’arma del delitto (presumibilmente un coccio di bottiglia) non fu mai rinvenuta. Non solo, la scena del crimine quella notte fu profondamente inquinata da un andirivieni di polizia, paramedici e curiosi che calpestarono la scena del crimine e probabilmente fu un efficiente e ignaro operatore ecologico a gettare tra i rifiuti l’arma del delitto.

Nelle intercettazioni telefoniche non emerse nulla di utile alle indagini. Tutto ciò che si sa è che Luca Delfino trascorse la sera con Luciana Biggi e che con lei andò in un locale di Salita Mascherona, mezz’ora prima del delitto. Un testimone disse che in quel locale litigarono, ma un altro teste invece non ne fece cenno.

Certo Delfino si fece lavare dalla madre vestiti e scarpe e si taglio i capelli a poche ore dalla morte della sua ex. Indizi, però ,non prove. Per questo la Corte di assise genovese non potè fare altro che assolvere Delfino e per questo il procuratore generale Luciano Di Noto ha scelto di non associarsi alla richiesta della parte civile di procedere in appello.

Il processo, in Corte di assise d’appello, comincerà il prossimo 19 aprile. Anche stavolta quindi, togati e giudici popolari dovranno decidere se Luca Delfino ha ucciso o no Luciana Biggi. Un processo penale in piena regola (e il procuratore sarà molto probabilmente lo stesso Enrico Zucca) con la differenza però che in caso di condanna, non ci sarà alcuna conseguenza penale per Delfino ma solo un risarcimento per la famiglia Biggi.

Nel frattempo, c’è il rischio che tra pochi anni Delfino sia rilasciato grazie allo sconto pena che, di tre mesi in tre mesi, riduce di fatto la sua permanenza nel carcere di Prato (dove sta scontando 16 anni e 8 mesi per l’omicidio della Multari). Certo, a fine pena dovrà essere il Tribunale di sorveglianza a valutare l’effettiva pericolosità sociale di Delfino, che per l’omicidio Multari ottenne una riduzione della condanna proprio per la seminfermità, con pena accessoria di 5 anni di ospedale psichiatrico giudiziario. Paradossalmente, se apparisse completamente “rinsavito”, e quindi “non pericoloso socialmente”, potrebbe tornare a girare per le strade.