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Economia

Bolkestein, balneari riuniti: “Non c’è pericolo per economia nazionale, nessuno pagherà un euro per salvare le aziende”

Varazze. Circa 1300 imprese balneari e di operatori che hanno attività sul demanio marittimo sollecitano le forze politiche sulla direttiva Bolkestein. La richiesta di Sib Confcommercio, Fiba Confesercenti, Assobalneari Confindustria e Cna Balneatori è nota: ottenere una deroga alla norma che vorrebbe le concessioni assegnate ad evidenza pubblica a partire dal gennaio 2016.

La carrellata di amministratori ed esponenti economici all’hotel “Chico” di Varazze, dove l’assemblea degli imprenditori balneari della Liguria ha visto il tutto esaurito di posti. Alla riunione hanno partecipato le sigle sindacali del comparto, riunendo sostenitori bipartisan tra i politici: da Angelo Vaccarezza a Franco Vazzio, da Roberta Pinotti a Eugenio Minasso, da Sonia Viale ad Anna Giacobbe.

Spiega Riccardo Borgo, presidente del Sib, a margine dell’assemblea: “Il nostro obiettivo è sempre stato chiaro, cioè quello di dare futuro in Liguria a più di 1300 imprese. Cerchiamo di far capire che non è un problema di appartenenza politica ma di legame con il territorio e la sua comunità. La risposta, in questo senso, non è né banale né scontata: da domani possiamo contare sul supporto dei parlamentari per continuare una battaglia che non è ancora finita”.

“Quando si dice che c’è il rischio di infrazione significa spaventare la gente nei confronti dei balneari perché attualmente siamo fuori dalla procedura di infrazione, e anche se ce ne fosse un’altra ci sarebbero una serie di passaggi per superare il problema prima del pagamento da parte dello Stato. Non c’è nessun pericolo per l’economia nazionale. Nessuno pagherà un euro per salvare le aziende balneari. Chi ha avuto garanzie e risposto positivamente agli input del governo ora si trova nel rischio di veder morire la propria impresa” aggiunge Borgo.

“Nel 2008 abbiamo fatto un accordo con governo e regioni per assicurare un maggior gettito allo Stato con l’aumento consistente dei canoni, ma con un sistema che consentisse un riequilibrio del settore per poter continuare a lavorare. Non siamo stati ascoltati nemmeno quando abbiamo prospettato allo Stato di aumentare gli introiti. L’argomento dei canoni è una scorciatoia per impressionare l’opinione pubblica. Se il canone non è sopportabile da una determinata impresa, la stessa ovviamente è destinata al fallimento. Ma qui si parla di attività che sono in grado di andare avanti, ma non possono farlo di fronte all’insicurezza sulle decisioni del governo” conclude il presidente del Sindacato Balneari.