Cronaca

Acqua Pubblica, il Consiglio di Stato dà ragione ai Movimenti: “Ora l’Ato genovese renda gli oltre 50 mln di euro ai cittadini”

Genova. “Chiediamo ai sindaci, a quello di Genova in primo luogo, di prendere finalmente atto dei risultati dei referendum. Applichino la legge. Obbediscano alla volontà popolare, non è mai troppo tardi”.
E’ l’ultimo appello in ordine di tempo che il Comitato Acqua Bene Comune rivolge al primo cittadino, alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato.

L’Autorità per l’Energia Elettrice ed il Gas, incaricata di formulare la nuova tariffa all’indomani del Referendum, aveva chiesto un parere al Consiglio di Stato circa la remunerazione del capitale investito, il il profitto garantito del 7% presente nelle bollette.

Il Consiglio di Stato ha risposto confermando quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta.

“Da 18 mesi, ogni giorno, circa 100.000 euro passano illegalmente dalle tasche di genovesi ai gestori del servizio idrico, come ‘remunerazione del capitale investito’- denuncia il Comitato – Questa è la dimensione del regalo che i sindaci della provincia di Genova hanno deciso di fare a Iren società per azioni, a danno degli utenti.
Questo è il motivo per cui persone come Elisabetta, in causa con il suo gestore dallo scorso agosto ed ancora oggi in attesa di giustizia,stanno da mesi impegnando il loro tempo in battaglie legali.

La sentenza del Consiglio di Stato, emessa il 25 gennaio, ma resa nota ieri, ha ristabilito la verità, quella che la rete dei comitati per l’acqua, promotori dei referendum, sostengono da un anno e mezzo: dal 21 luglio 2011 il referendum ha abrogato con effetto immediato una delle 3 voci della bolletta, che per la provincia di Genova significa oltre il 22% dell’importo complessivo”.

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