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Spese gruppi regionali: tra controlli “vani” e indagini, non si escludono nuove perquisizioni

Regione. Anche nella rendicontazione del 2012 ci sarebbero voci di spesa non congruenti con le finalità per cui i soldi pubblici sono destinati ai gruppi consiliari regionali. Lo ha detto oggi il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce ritornando sull’indagine che ha toccato prima il gruppo Idv e poi a ruota gli altri gruppi di via Fieschi.

“L’inchiesta non si è allargata dopo, era già allargata prima, nell’ambito di procedimenti diversi – ha detto Di Lecce sul coinvolgimento di altri partiti oltre l’Idv -. Ci sono vari utilizzi di denaro che non sembrano essere conformi, potrebbero esserci anche dei giocattoli o altri oggetti, o servizi pagati dai consiglieri regionali con soldi pubblici. In via teorica non si possono escludere altre perquisizioni” ha aggiunto.

“Ho molto da dire ai magistrati nei quali nutro la massima fiducia e parlerò con loro” ha dichiarato ai cronisti il vice presidente Regione Liguria Niccolò Scialfa, tra gli indagati della Procura con l’accusa di peculato. “Ho concordato con il mio avvocato Colella questa linea – ha aggiunto – nella parte mediatica ho già detto tutto quello che pensavo, credo che io debba rispondere ai giudici se mi chiameranno, sono molto amareggiato ma sereno perché so di non aver fatto nulla di male, però parlerò solo con i magistrati, vi ringrazio, sapete che sono sempre molto disponibile a parlare con la stampa”.

Anche il presidente del Consiglio, Rosario Monteleone ha commentato la vicenda, che tra gli altri, secondo le indiscrezioni emerse, toccherebbe anche il gruppo Udc. “Il meccanismo di controllo c’era, ma era vano perché non permetteva di sindacare sulla discrezionalità dei singoli consiglieri. La legge era poco chiara – ha sottolineato – e per questo prima dello scorso Natale è stata approvata una nuova legge. Dal primo gennaio 2013 queste cose non sono più possibili”. E ancora “la commissione che controllava non era composta da professionisti dei bilancio, se è sfuggito qualcosa ci sono gli organi inquirenti, valuteranno loro”. E riferendosi al clima di antipolitica che è sempre più palese, ha detto: “Deve essere svelenito, bisogna avere fiducia nella magistratura”.

Sul fronte politico e su un possibile rimpasto di giunta, il presidente della Regione Claudio Burlando ha ribadito oggi che “Se ogni persona indagata sarà in grado di giustificare le spese non ci sarà problema, altrimenti bisognerà trarne le conseguenze”. Ma, ha detto ancora il Governatore, “bisogna fare chiarezza rapidamente per restituire l’onore a chi ce l’ha e per indicare chi ha sbagliato. L’indagine della politica deve andare di pari passo con quella della magistratura. Dove c’é un solo centesimo di euro per scopi personali non giustificati, ci sia la giusta punizione dal punto di vista politico. In un momento così grave non è tollerabile, i comportamenti dei singoli non possono danneggiare la Regione”.

Burlando ha tenuto a precisare che la Regione Liguria “non è una di quelle Regioni che ha aumentato i fondi, anzi. Ha fatto semmai la scelta di diminuire costantemente i fondi del Consiglio, 6 milioni di euro in meno in pochi anni, senza dare nemmeno un centesimo senza un rendiconto, e sottoponendo i rendiconti a verifica”.

Quanto alle spese emerse dall’inchiesta, alcune delle quali prevederebbero tra i giustificativi anche l’acquisto da parte del gruppo consiliare del Pdl di bottoni (presso ‘La Casa del Bottone’ di Genova), Burlando ha commentato: “Io bottoni ne perdo uno al giorno e li ricompro con i miei soldi. Bisogna essere inflessibili, bisogna capire se oltre al comportamento dei singoli, c’é stato un controllo inadeguato. Chiederò conto di ogni centesimo speso”.

“Si è fatto molto rumore per una spesa a Limone di un consigliere Pd – ha aggiunto riferendosi al consigliere regionale Sergio Scibilia, che avrebbe presentato alcuni scontrini di pranzi di lavori fatti a Limone Piemonte -. Svelo il mistero: l’ho mandato io per un incontro con il sindaco sulla strada Monesi-Limone, per il collegamento ferroviario”.

E proprio il gruppo consiliare del Pd ha ribadito in una nota di aver “prontamente messo a disposizione degli inquirenti la rendicontazione richiesta”, affrontando “gli accertamenti con la massima serenità”.

La gestione delle risorse a disposizione del gruppo è “avvenuta nel pieno rispetto delle regole, che già avevamo interpretato in senso restrittivo – si legge nella nota – I nostri consiglieri non hanno mai avuto accesso a fondi personali. Non abbiamo, né avevamo a disposizione carte di credito o bancomat. Né, naturalmente, si troveranno nei nostri rendiconti bizzarri acquisti di natura personale. Il denaro pubblico è stato gestito centralmente da un ufficio amministrativo e le spese sono strettamente limitate a comunicazione, organizzazione di eventi ed altre finalità di carattere istituzionale oltre, naturalmente, al personale, al quale è destinato circa il 66% del nostro bilancio (2012)”.