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Economia

Rete Imprese lancia “allarme Pmi” a nuovo governo. Confesercenti: “A Genova basta centri commerciali mascherati”

Genova. Nel 2012 in Italia ha chiuso circa un’impresa al minuto, in un anno difficilissimo culminato con una pressione fiscale record al 56% e un altrettanto grave crollo dei consumi (-4,4%, mai così in basso dal dopoguerra a oggi) e del reddito reale disponibile (-4,8%), tornato ai livelli di 27 anni fa.

È questo l’allarme lanciato da Rete Imprese Italia, in occasione della presentazione della giornata di mobilitazione andata in scena oggi nelle maggiori città italiane e che, a Genova, si è svolta al Palazzo della Borsa. Obiettivo dell’iniziativa, promossa da Confesercenti, Cna, Confartigianato e Confcommercio, è stato focalizzare l’attenzione dei futuri membri di governo e parlamento, nonché gli enti locali, sulla vera e propria emergenza nazionale attraversata dal mondo delle pmi, così come dimostrato dai dati presentati da Rete Imprese Italia e commentati dal direttore provinciale di Confesercenti, Andrea Dameri.

“Pressione fiscale ormai al 56%, e un adempimento burocratico ogni tre giorni – ha detto Dameri – bastano questi due dati per capire con quali problemi le imprese debbano quotidianamente fare i conti. È quindi necessario liberare risorse per i investimenti che creino sviluppo e nuovi posti di lavoro. Si deve intervenire su assi precisi, a cominciare dalla spending review: basta con i tagli lineari che penalizzano indistintamente gli enti locali virtuosi e quelli spreconi. Dobbiamo anche cogliere questa occasione per ridurre il perimetro del pubblico laddove interviene in settori dell’economia che fanno concorrenza alle nostre aziende. Penso, ad esempio, alle manutenzioni che potrebbero fare i privati in maniera più efficiente ed economica.
Recuperare risorse dalla lotta all’evasione per ridurre la pressione fiscale e impedire “assolutamente un nuovo aumento dell’Iva che deprimerebbe ulteriormente i consumi”.

Per quanto riguarda poi la realtà genovese, la prima emergenza resta la grande distribuzione: “smettiamola di rivestire i centri commerciali da qualcos’altro – ha sottolineato il direttore di Confesercenti – sia esso il nuovo stadio piuttosto che il restyling della Stazione Marittima. Non possiamo continuare a smantellare le nostre aree industriali trasformandole in commerciali: la popolazione sta invecchiando e diminuendo, il sistema non può assorbire un’ulteriore surplus di offerta”.