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Poker di Icardi, una Sampdoria pazzesca annienta il Pescara: il 6-0 è per Riccardo Garrone

Stadio Luigi Ferraris. “Semplicemente grazie presidente”. “Per sempre nel nostro cuore”. “Undici anni di storia della Samp… Ciao Duccio”. Edoardo Garrone aveva chiesto uno stadio vestito a festa e i tifosi hanno risposto presente. Tanti gli striscioni srotolati in ogni angolo del Ferraris: tutti indirizzati a lui, a Riccardo Garrone, il patron della Sampdoria scomparso nella serata di lunedì.

E poi le squadre blucerchiate che accompagnano l’intera famiglia Garrone in un giro di campo commovente. I ragazzini tengono fra le mani uno striscione, c’è scritto “Ciao presidente”. Piovono solo applausi, arrivano fino in cielo. Le squadre entrano sul terreno di gioco, c’è ancora spazio per un minuto di silenzio. Un presidente come Riccardo Garrone non si dimentica, non succederà mai.

Poi il calcio, è Tommasi di Bassano del Grappa a fischiare l’inizio della sfida tra Sampdoria e Pescara. Delio Rossi si affida a un già collaudato 3-5-2 con Estigarribia e De Silvestri a fare da pendolo tra difesa, centrocampo e attacco. In avanti spazio a Icardi ed Eder, in panchina si rivede Maxi Lopez.

La prima conclusione è tinta di blucerchiato con Icardi che svetta di testa ma senza inquadrare la porta. E poi ancora Eder, in contropiede, a sparare alto da buona posizione dopo una fuga di trenta metri. È solo la Samp a creare occasioni da rete. De Silvestri, sulla destra, fa quello che vuole: ennesimo cross del terzino e deviazione di Eder ma il pallone, ancora una volta, è alto.

Al 26’ Doria vicino al vantaggio con De Silvestri ma Perin gli si oppone da fenomeno deviando in angolo. Al 29’ angolo di Estigaribia: Gastaldello prova a calciare, Terlizzi lo butta giù. Per l’arbitro è rigore. Sul dischetto si presenta Eder: portiere da una parte, palla dall’altra, 1-0. Lo stadio esplode, i giocatori blucerchiati si stringono attorno al brasiliano.

La squadra di Rossi è assoluta padrona del campo. Uno sciagurato retropassaggio di Blasi regala a Icardi il pallone del 2-0 ma l’argentino, da posizione defilata, trova solo l’esterno della rete. La combinazione Poli-Eder frutta solo un calcio d’angolo. Deviata in corner anche la successiva conclusione dell’ex interista: il cross questa volta è per la testa di Costa, strepitosa la risposta di Perin. Il pallone resta tra i piedi dei giocatori blucerchiati con De Silvestri a calciare di poco a lato.

Pazzesca la triangolazione Icardi-Eder-Icardi, un po’ meno la botta dell’argentino: altissima. Il raddoppio è nell’aria e, puntuale, arriva al 41’. Obiang per Icardi, numero dell’argentino che sfugge alla retroguardia del Pescara e dopo venti metri di corsa trafigge Perin per il boato della Sud. A fine primo tempo i padroni di casa conducono per 2-0.

La ripresa. Si comincia con un nuovo acuto di De Silvestri ma il risultato non cambia. Il 2-0 regge fino al 49’: è il destro di Obiang da fuori area a far decollare la Samp sul 3-0. Non passano nemmeno 5’ e Gastaldello sfiora il poker di testa.

È Icardi a chiudere ogni discorso sfruttando alla perfezione l’assist di Obiang: giunto davanti a Perin lo sfida in dribbling, lo supera e schiaffa in porta il pallone del 4-0. Il quinto sigillo è pura accademia. Eder per Icardi e per il numero 98, a due passi dalla porta, buttarla dentro per il 5-0 è un gioco da ragazzi. È una Samp spettacolare.

Poli si divora il gol al 21’, non lo rimprovera nessuno. Delio Rossi lo richiama in panchina e butta nella mischia Munari. Qualche minuto prima tocca a Soriano prendere il posto di Eder. La Samp è spietata è al 26’ passa ancora. Icardi non perdona e di destro sigla il suo quarto gol, il 6-0 a favore del Doria. Quando Rossi lo richiama in panchina lo stadio è tutto in piedi ad applaudirlo. In campo riecco Maxi Lopez.

De Silvestri cerca di incrementare ulteriormente il bottino ma questa volta Perin riesce a metterci una pezza. Tocca poi a Maxi Lopez: la sua conclusione è preda del portiere ospite. Al triplice fischio si leva alto il nome di Riccardo Garrone. Miglior omaggio, la squadra, non avrebbe potuto offrirglielo. Gastaldello e compagni a fine gara si incamminano verso la Sud, uno al fianco dell’altro: lo striscione “Ciao Presidente”, questa volta, è nelle loro mani.