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Ospedale Busalla, Piredda (Idv): “Necessari chiarimenti sulla destinazione futura”

Busalla. “Sono stati spesi circa 2 milioni di euro per l’ammodernamento dell’ospedale Frugone di Busalla, ma dopo oltre quattro anni dalla fine dei lavori, sulla destinazione sanitaria della struttura sembra calato il sipario”. Così Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione, che domani depositerà un’interrogazione “per sapere, quale sarà l’effettivo impiego cui sarà destinato l’ex ospedale di Busalla”.

“Quello che a oggi risulta – spiega Piredda – è che la struttura ha perso la propria destinazione sanitaria per essere al contrario utilizzata a scopi sociali di tuttaltro genere, in particolare per l’accoglienza dei profughi della guerra libica. Occorre però ricordare che sono state impiegate molte risorse per un restyling che avrebbe dovuto implementare il nuovo servizio di primo intervento, la radiologia, gli ambulatori specialistici e le cure intermedie. Un’offerta sanitaria che ai circa 25mila abitanti della Valle Scrivia non è mai arrivata, nonostante la massiccia mobilitazione degli abitanti sfociata in una raccolta firme con cui si chiedeva la realizzazione di un Ppi, Punto di primo intervento, proprio al Frugone. Le istanze del territorio sono, a oggi, state completamente disattese.

La conseguenza è che gli abitanti della vallata per le emergenze devono rivolgersi a strutture lontane, in primis al Villa Scassi di Sampierdarena. “Si pensi – continua Piredda – a cosa questa situazione comporti vista la distanza, spesso nel traffico intenso, che deve percorrere un’ambulanza o un’automedica per soccorrere i cittadini di Valbrevenna e di Vobbia. A rafforzare la fondatezza dell’esigenza di un Ppi a Busalla, anche la presenza di molte attività industriali e artigianali nella zona, su tutte la raffineria Iplom che, com’è noto, potrebbe aumentare il rischio di verificarsi di infortuni anche seri”. L’assessore alla Salute Montaldo, di recente, ha dichiarato in Consiglio l’intenzione di trasformare l’ex Frugone in una Rsa, quindi una residenza per anziani, cancellando per sempre la destinazione a funzioni sanitarie. “Contro questa decisione abbiamo approvato in Consiglio all’unanimità un ordine del giorno, a cui non è stato dato ancora seguito, che impegna la giunta e il presidente ad attivarsi concretamente affinché il servizio di radiologia ed ecografia divenga un punto di riferimento importante per contrastare le “fughe sanitarie” in altre regioni per la diagnostica e garantire continuità al servizio di radiologia”.

La chiusura dell’ospedale, oltre a creare serie criticità nella gestione delle emergenze sul territorio, da anni ormai alimenta il ricorso alla mobilità passiva specialmente verso in basso Piemonte. “Il Frugone rappresentava, per la sua collocazione geografica un punto di riferimento sia per la Valle Scrivia sia per il bacino del Ponente Ligure a contrasto delle “fughe sanitarie” nelle regioni confinanti. Ricordo – conclude Piredda – che il tasso di mobilità passiva è tra le voci di spesa che incidono fortemente sul deficit della sanità regionale: la Liguria, secondo i dati del Ministero della Salute, è al sesto posto in Italia per tasso di “viaggi della speranza”, con il 14,4% di pazienti che scelgono di farsi curare fuori confine”.