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Moschea, i tempi stringono: tramonta l’ipotesi mercato del pesce, si riparte dal Lagaccio

Genova. La questione moschea è il secondo punto in agenda per la Giunta Doria per l’anno appena cominciato, subito dopo il passaggio in consiglio comunale del testo sul riconoscimento delle unioni civili. Ma le ipotesi alternative al Lagaccio per ora, restano appunto soltanto ipotesi.

Nonostante l’apertura fatta a dicembre sia dal presidente dell’autorità portuale Luigi Merlo che da alcuni terminalisti che vedrebbero con favore la realizzazione del luogo di culto dentro il porto anche come occasione per consolidare i rapporti commerciali con i Paesi di origine islamica, in concreto l’area non sembra essere stata ancora individuata.

“L’ipotesi di trovare un’area dove realizzare la moschea in area portuale è una possibilità che come Municipio guardiamo con interesse – spiega il presidente del Municipio Centro Est Simone Leoncini – ma non credo che l’area in questione possa essere quella del mercato del pesce, da un lato perché l’edificio è soggetto a vincoli da parte della Sovrintendenza dei beni culturali, dall’altro perché su quell’area i progetti sono altri, cioè quello di realizzare uno spazio collettivo socio-culturale, una sorta di casa delle associazioni che sia aperta a tutta la città e che si armonizzi in qualche modo anche con la vocazione turistica del porto antico”.

Infatti, la delibera firmata ormai oltre un anno fa dal Comune di Genova con la neonata associazione dei centri sociali genovesi (Zapata, Buridda, Pinelli e Terra di Nessuno) prevede, per quanto riguarda il piano terra del mercato del pesce, un’assegnazione collettiva ai quattro centri sociali con il vincolo però che quello spazio potesse essere utilizzato anche da altre associazioni individuate dal Comune di Genova”. Al centro sociale Buridda è stato invece assegnato il secondo piano dell’edificio e a settembre è stata inaugurata la palestra di arrampicata, anche se i ragazzi del centro sociale non hanno ancora lasciato via Bertani perché, di fatto, per l’ex sede della facoltà di Economia e Commercio non esiste ancora un acquirente.

Ma i progetti in corso per la struttura di piazza Cavour fanno dubitare fortemente che possa diventare la sede della moschea anche perché è indispensabile attendere il trasferimento dell’attuale mercato ittico, rispetto al quale nulla si sa né per quanto riguarda i tempi né il luogo dove dovrebbe essere effettivamente trasferito.

Se pare tramontata definitivamente l’ipotesi Ca’ de Pitta, non è certo nemmeno il trasferimento in Valpolcevera. E comunque i tempi sarebbero troppo lunghi, con il rischio che la moschea venga rinviata a data da destinarsi, condizione che la giunta Doria non vuole né potrebbe porre alla comunità islamica genovese.

“Abbiamo demandato agli uffici di valutare la fattibilità della moschea in altre aree, ma per ora non ci sono novità ufficiali. In ogni caso ogni proposta dovrà essere attentamente vagliata con la comunità islamica” si limita a dire l’assessore ai diritti a alla legalità Elena Fiorini.

Quindi, è molto probabile che, al di là di ipotesi più o meno realistiche, la questione moschea riparta proprio da dove è stata lasciata dalla precedente giunta, vale a dire dal Lagaccio. D’altronde il sindaco Marco Doria lo ha ripetuto più volte: “Bene che ci siano altre soluzioni da valutare, ma a patto che siano realizzabili in tempi rapidi”.

“Non siamo contrari alla moschea al Lagaccio – dice il presidente del municipio Leoncini – ma su questo vorremmo fosse fatto un ragionamento serio e complesso, perché la moschea potrebbe davvero rappresentare un’occasione per riqualificare un quartiere da troppo tempo abbandonato dalla istituzioni, ma perché ciò avvenga, occorre che il progetto dia una vera visibilità al territorio, a cominciare dalla creazione di spazi verdi, alla necessità che sia previsto dal Comune un sistema adeguato di trasporti. e poi dovrà essere una bella struttura, un qualcosa che i turisti vorranno andare a visitare, insomma una ricchezza e non una nuova servitù”.