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Economia

Ilva, la Procura di Taranto: “No a misure di compromesso”: anche Genova tensione alta per stipendi e cassa

Taranto. L’autorità giudiziaria non può adottare “misure di ‘compromesso'” che non siano basate su “specifiche disposizioni normative processuali e penali”. Ciò nonostante, è possibile “rivalutare, in tutto o in parte, eventuali questioni poi insorte”, ma sempre nei limiti delle norme processuali e penali. La procura di Taranto è intervenuta ieri con una nota per fornire alcuni chiarimenti sugli sviluppi del procedimento relativo all’Ilva.

E a distanza di poche ore è arrivata la risposta dell’azienda. “Il provvedimento di sequestro dei materiali prodotti, finiti e semilavorati, da parte della magistratura – sostiene l’Ilva – ha natura meramente facoltativa così come l’eventuale confisca anche in caso di sussistenza dei reati contestati”. Per questo motivo “andrebbe in primo luogo valutata ogni conseguenza sociale che ne deriva”. Tutto accade poche ore dopo la giornata ‘tarantina’ del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, con il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, che ha paventato ai sindacati, lo spauracchio della cassa integrazione straordinaria per un numero di lavoratori compresi tra le 6 mila e le 8 mila unità del gruppo Riva. La tensione è alta anche a Genova. Ieri il segretario della Fiom Cgil della Liguria, Franco Grondona, ha definito “gravissima” la situazione complessiva dell’Ilva, paragonandola ad una “maionese impazzita”. E ha avvertito: “Se il 10 febbraio l’azienda non pagherà gli stipendi dicendo che non ha i soldi, questo diventa un fatto grosso. Se ciò accadesse, di certo noi non staremo fermi”.