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Economia

Ex Centrale del latte di Fegino, arriva “qualche interessamento” ma il Comune ribadisce: “Niente grande distribuzione”

Genova. Ci sono stati alcuni incontri, “non risolutivi”, ma qualcosa sembra cominciare a muoversi rispetto al futuro dell’ex Centrale del Latte di Fegino. Lo ha confermato l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova Francesco Oddone: “Non siamo ancora arrivati a un pre accordo – precisa l’assessore – ma ci sono interessamenti. Ora bisogna lavorare intensamente perché si concretizzino e non restino solo parole”.

Alla domanda su chi siano questi potenziali acquirenti però arriva il secco “no comment” dell’assessore. Troppo presto per sbilanciarsi e fare nomi, ma uno spiraglio per i lavoratori dell’ex Centrale del Latte di Fegino potrebbe quindi aprirsi.

“Prima delle feste, abbiamo dato conto della nostra intenzione ferma di usare il tempo garantito dall’accordo sindacale siglato a Roma di trovare un soggetto industriale che investa su questa area importante della città. Non intendiamo assecondare proposte di insediamenti commerciali – ha ribadito Oddone – che andassero a insistere sull’area perché temiamo che l’offerta di grande distribuzione in quel territorio sia eccessiva, non potrebbe reggere per quanto riguarda il commercio di prossimità che molto soffrirrebbe da un ulteriore appesantimento della grande distribuzione”.

Ad oggi 54 dipendenti della Centrale del latte risultano in cassa integrazione straordinaria a 860 euro/mese, fino al 30 settembre 2013. Inoltre, secondo quanto prevede l’accordo, se in questo stesso periodo l’azienda riuscisse a ricollocarne il 30% (circa 18 lavoratori), ai restanti sarebbe concesso un ulteriore anno di Cigs. Per i lavoratori l’ipotesi di trasformare il sito di Fegino in un centro commerciale (Lactalis ha più volte ribadito di avere già un soggetto pronto ad acquistare) non sarebbe affatto da scartare perché consentirebbe di ricollocare una trentina di persone e ad assumerne ancora 70 ex-novo, ma il progetto contrinua a incontrare il secco no di Regione e Comune che, tuttavia, fino ad oggi, non sono riusciti a trovare un’alternativa industriale che assorba, almeno in parte, i dipendenti dell’ex latte Oro.