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Lettera al direttore

Ericsson, l’amarezza di un lavoratore

La vicenda è ormai nota a tutti: Ericsson, la multinazionale numero uno delle telecomunicazioni, licenzia. Lo fa in maniera diversa rispetto ad altre società: non dichiara bilanci in perdita, svendita di attività ad altre società, chiusure di siti. Ma ristruttura, riorganizza per efficentare, per incrementare i guadagni in un mondo, quello delle telecomunicazioni, spento, che non ha ricevuto quella spinta prodotta, se si fosse sviluppata, dalla rete di nuova generazione ( NGN ). Ed in questa riorganizzazione apre una procedura di mobilità, ovvero: licenziamento collettivo per 94 dipendenti su 762 occupati.

Ericsson dichiara di fare ciò volontariamente, basta trovare le 94 persone che, incentivate da un pacchetto di mensilità ( da 20 a 36 in base all’ età anagrafica ), dalla messa in mobilità e dal supporto di una società specializzata nella ricollocazione del personale, possano riposizionarsi nell’ attuale mercato del lavoro magari con progetti propri, custoditi gelosamente da anni, nascosti nel fondo di un cassetto, che oggi, miracolosamente ricompaiono e finalmente si possono realizzare Ma non è così facile trovare i volontari, allora occorre dar loro un segnale, una motivazione in più, per far comprendere quanto sia interessante questa opportunità perché l’Azienda vuole aiutare le persone a capire che il futuro per la nuova sede genovese, inaugurata il 24 maggio, è a rischio ed ogni giorno in più trascorso all’ interno di questa bella scatola di cemento e cristalli luccicanti è un giorno perso nella nuova attività.

Inizia così il balletto delle sale riunioni, dei meeting a gruppi, dei colloqui individuali dove viene prospettato lo spacchettamento ed il trasferimento delle attività in altre sedi in Italia, Europa, America e Paesi Asiatici. Incontri e colloqui finalizzati a trovare il punto debole delle persone, sul quale far leva per convincerle a firmare un preaccordo di licenziamento. E ci riescono. Almeno 70 dipendenti tra uomini e donne entro pochi giorni lasceranno la sede genovese. Le persone hanno vissuto questi ultimi 120 giorni, la durata del periodo di adesione alla mobilità, pensando: “Rimango o mi licenzio?”. Non dimostrano più di credere ad Ericsson ed al proprio futuro professionale e l’Azienda per incoraggiarli annuncia, il 9 gennaio, un secondo piano di riduzione del personale della sede di Genova mediante un trasferimento collettivo verso le sedi di Roma ed Assago per un numero ancora imprecisato di dipendenti (verranno definiti nel prossimo incontro del 22 gennaio a Roma) che potrebbero oscillare tra le 50 e le 100 unità, che sommate ai 94 della mobilità, significa una riduzione di 150-200 posti di lavoro rispetto ai 762 presenti ad ottobre 2012.

L’ amarezza di chi, come me, rappresenta il sentimento di molti, ed anche della parte sindacale genovese scaturisce dal fatto che credevamo al Polo Tecnologico degli Erzelli dove avrebbe dovuto nascere il rilancio occupazionale di Genova proprio nel cuore della città operaia, in quella Sestri, un tempo ricca di attività industriali, che davano lustro al mondo imprenditoriale genovese e nazionale.
Una partita persa per tutti, un progetto che rischia di naufragare ancor prima di partire, una punta di diamante che si trasforma nel gigantesco iceberg dove il Titanic della Politica, delle Istituzioni e dell’ Industria genovese troverà la propria fine. Vogliamo proprio rinunciarvi? Al momento possiamo lanciare l’ultimo SOS affinchè il buon senso di tutti e la ragione possano recuperare le sinergie per proseguire nella giusta rotta evitando la collisione.

Mauro Delorenzi
Lavoratore di Ericsson – Segreteria Regionale UILCOM – UIL