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Politica

Elezioni, il cardinale Bagnasco invita i cattolici a non disertare le urne: “Unità sui temi etici”

Genova. Il cardinale Angelo Bagnasco invita i cattolici a non disertare le urne, a non farsi tentare dal “disimpegno” o dalla “demagogia”. E i politici cattolici, pur militando in partiti diversi, devono “convergere sulle questioni eticamente sensibili”.

Tuttavia la “grave urgenza” del Paese è la “mancanza di lavoro”: il vero “banco di prova” su cui dovrà cimentarsi la politica dopo le elezioni, facendolo però “di concerto” e “non su barricate contrapposte”. Il cardinale Angelo Bagnasco, in un’ampia intervista a Famiglia Cristiana, indica quelle che la Chiesa vede come priorità in questa convulsa fase pre-elettorale della vita italiana. Rispondendo alle domanda del direttore don Antonio Sciortino, l’arcivescovo di Genova lancia innanzitutto un appello agli elettori cattolici, di cui i sondaggi mostrano l’incertezza, la delusione e la voglia di restare alla finestra, perché il 24 e 25 febbraio si rechino ai seggi.

“A un cattolico quest’atmosfera di disimpegno non è consentita – spiega – e partecipare con il voto è già un modo concreto per non disertare la scena pubblica”. No quindi al “ripiegamento sul privato” e alla “fuga nella demagogia che allontana la possibilità di un cambiamento”. Per quanto riguarda invece la presenza di candidati cattolici in schieramenti diversi, questa “dovrà accompagnarsi a una concreta convergenza sulle questioni eticamente sensibili”.

E questo perché “l’insignificanza si produce quando all’appartenenza dichiarata non segue un’azione centrata sui valori di riferimento dell’antropologia cristiana e si perseguono logiche più vicine al proprio tornaconto che al perseguimento del bene comune”. Per Bagnasco, tra l’altro, i “valori non negoziabili” non sono “divisivi” e procedono insieme a quelli “sociali”. Insomma, “i valori sociali stanno in piedi se a monte c’é il rispetto della dignità inviolabile della persona”. E al di là del bipolarismo, “in concreto, un cattolico che sta a destra dovrà farsi riconoscere proprio quando si tratta di fare pressione per i valori della solidarietà”. E se sta a sinistra, “verrà allo scoperto proprio quando sono in gioco i temi della bioetica”.

Comunque, alla domanda se sarebbe stato meglio che i cattolici confluissero tutti al centro, Bagnasco risponde che “bisogna guardare avanti” e che una società “lacerata e priva di slancio” come quella italiana “non riprenderàa girare senza riappropriarsi della sua sensibilità umanistica che è innegabilmente cristiana”. E “qui sta l’apporto che ci si attende da politici credenti”. Perché “non si possono affrontare problemi come la crisi del del mondo del lavoro, le disuguaglianze sociali, la questione ambientale, mettendo tra parentesi i valori di partenza, come il rispetto per la vita, il sostegno alla famiglia, la libertà di educazione”.

Proprio sul sostegno alla famiglia Bagnasco si sofferma con un nuovo no alle nozze gay, espresso col sostegno alla manifestazione di Parigi contro la legge del governo Hollande. “Sottrarre ai figli la possibilità di avere un papà e una mamma vuol dire manipolare l’elementare forma di ingresso nel mondo che, grazie alla reciprocità del maschile e del femminile, garantisce l’armonico sviluppo della persona umana”, dice rispondendo indirettamente anche alla recente sentenza della Cassazione sui figli affidati a coppie omosessuali”. Uno scatto di orgoglio di Bagnasco è quello contro l’idea corrente che la Chiesa non paga l’Imu. “La Chiesa le tasse finora le ha pagate, contrariamente a ciò che si dice e si scrive”, ribadisce, anche perché “evadere le tasse è peccato!”. Non c’é nessuna legge “ad Ecclesiam”, e quanto all’Imu occorre distinguere “tra realtà non profit e realtà commerciali”, e chi svolge un’attività a sfondo sociale “é giusto che venga esentato”. La vera “emergenza” del Paese, però, è la disoccupazione, contro la quale Bagnasco richiama ad ampie convergenze. “Se non si riuscirà a trovare una risposta concreta – avverte – il rischio è di sacrificare intere generazioni, con costi sociali e umani difficilmente quantificabili. E’ questo un banco di prova su cui la politica dopo le elezioni sarà costretta a cimentarsi. Speriamo di concerto e non su barricate contrapposte”.