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Cronaca

Continua la lotta di Adornato, l’associazione “Papà separati”: “Fabrizio dà fastidio, persino un fonometro per fermarlo”

Genova. Continua la lotta di Fabrizio Adornato, il papà separato che dal 23 ottobre è davanti al tribunale di Genova per protestare e che da oltre 50 giorni sta portando avanti uno sciopero della fame.

“Da due anni circa, appoggiamo come associazione la lotta di Fabrizio Adornato, d’altronde le sue richieste sono le richieste che sono patrimonio di tutti i padri, di tutti i genitori che tengono hai loro figli – spiega Mauro Lami, presidente dell’associazione ‘Papà separati’ della Liguria – Noi abbiamo dato fondo alle nostre finanze (non abbiamo finanziamenti pubblici come i centri femministi o i centri antiviolenza) per dargli la possibilità di farsi sentire, per far sentire la sua voce. Ora, sbbiamo scoperto che bisogna anche pagare per usare un megafono”.

Fabrizio, infatti, ha inviato una lettera all’associazione per spiegare che, mentre si apprestava a spiegare con l’ausilio del megafono le motivazioni della protesta, ha notato davanti all’ingresso due uomini fermi con un trespolo posizionato davanti a loro.

“Uno dei due in mano reggeva uno strumento elettronico simile ad un grosso termometro. Faccio un breve passo indietro: circa una settimana fa un ‘uccellino’ mi riferì che probabilmente avrei ‘ricevuto la vista’ di alcuni addetti (vigili urbani) della sezione ambiente per misurare l’emissione di decibel provenienti dal megafono – scrive il papà separato nella sua lettera – Il tutto al fine di appurare il non superamento da parte mia dei decibel previsti, come da autorizzazione rilasciatami dell’ufficio comunale preposto”.

“Incuriosito, ma già ben conscio di chi fossero, ho iniziato una conversazione molto cordiale durante la quale i ragazzi (anche se erano due signori della mia età) mi ‘indottrinavano’ circa la faccenda. Già, solo con la mia voce senza ausilio di nessuno strumento di amplificazione superavo la soglia prevista. Di conseguenza 1: con l’ausilio del megafono andavo oltre oltre oltre oltre la soglia prevista; di conseguenza 2: elevazione di verbale con sanzione amministrativa pari ad euro 516; di conseguenza 3: diffida dal continuare ad utilizzare il megafono pena la denuncia all’autorità giudiziaria per non aver ottemperato alla diffida”.

“Il colloquio come detto molto cordiale approdava quindi sul come superare questo scoglio. Io non avevo ancora iniziato a parlare con il megafono e finché non lo usavo non potevano rilevare i decibel. Niente megafono niente rilevazione. Niente di niente. Era freddo freddo e dopo un pochino, preso atto della situazione di stallo alla messicana ed in considerazione di altri pressanti impegni lavorativi a cui dovevano ottemperare, nel salutarmi esprimendomi la loro totale solidarietà, si allontanavano. Torneranno. Loro malgrado saranno costretti a tornare. La mia protesta dà fastidio e non riuscendo a fermarmi i dottori della legge cercano ogni mezzuccio per impedirmi di continuare. Con questo posso proprio dire che sono alla frutta”, si legge ancora nella lettera del papà.

Da qui l’intervento dell’associazione, che difende a spada tratta la lotta di questo papà. “Capiamo benissimo che il sindaco e la giunta siano molto indaffarati per venire dal tribunale per capire come mai un maresciallo dei carabinieri da mesi stia protestando. Con le mille problematiche economiche e sociali che vive il Comune di Genova, non possiamo pretendere certamente questo – dichiara – Quello che ci chiediamo è se sia ossibile che quelle due ore scarse in cui Fabrizio usa il megafono, creino tanto rumore da richiedere la misurazione con un fonometro? Chi può aver richiesto un intervento simile? Visto che Fabrizio parla sotto le finestre di qualche giudice, siamo d’inverno e le finestre dovrebbero essere chiuse, forse è per quello che dice?”.

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