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Natale amaro per i lavoratori dell’ex Centrale del Latte: incontro rinviato dopo le feste, prospettive solo per pochi

Genova. Per i lavoratori dell’ex centrale del latte di Genova non è arrivato il regalo di Natale. L’incontro previsto prima del 25 Dicembre tra azienda e istituzioni non si è tenuto, slitterà ormai dopo le festività, una volta passata l’Epifania.

“Un natale triste per la mancanza del posto di lavoro, chi ha la casa di proprietà è tartassato dall’Imu, chi è in affitto, forse, ancora peggio”, hanno scritto sulla loro pagina Facebook “Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova”. “Prospettive solo per pochi – sottolineano ancora i lavoratori – mentre per la maggior parte, circa una trentina, molto grigie”.

Ad oggi 54 dipendenti risultano in cassa integrazione straordinaria a 860 euro/mese, fino al 30 settembre 2013. Inoltre, secondo quanto prevede l’accordo, se in questo stesso periodo l’azienda riuscisse a ricollocarne il 30% (circa 18 lavoratori), ai restanti sarebbe concesso un ulteriore anno di Cigs.

Quattro lavoratori del ramo amministrativo al momento sono in Parmalat, cinque, invece, sono in mobilità, di cui uno ha trovato un lavoro, mentre gli altri 4 sono stati assunti dalla cooperativa di Bolzaneto.

Ma proprio il comportamento della cooperativa sta mettendo in allarme i lavoratori. “Doveva assumere 20 dipendenti – spiega Alessandro Traverso, ex Rsu – il rischio, invece, è che non rispetti gli impegni presi, al momento infatti ne risultano assunti solo quattro”.

L’appuntamento è rimandato a dopo la Befana, quando azienda e istituzioni si troveranno nuovamente intorno a un tavolo: Lactalis Paramlat con la presentazione del progetto centro commerciale, e le seconde con il piano per fare restare il sito di Borzoli a connotazione industriale.

“Il centro commerciale che Sindaco e presidente di Regione non vogliono, poteva consentire di ricollocare quella trentina di persone e ad assumerne ancora 70 ex-novo. Proprio un bel natale – commentano i lavoratori su Facebook- pensavamo che dopo quello del crack Parmalat (2003) il peggio fosse passato”.