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La Cgil traccia il bilancio di un 2012 tragico: a Genova si impenna la disoccupazione, addio posto fisso

Genova. Sono drammatici i dati forniti dalla Cgil genovese, che ha tracciato un bilancio nero dell’anno che ormai sta per finire.

“I dati sono riferiti all’utilizzo degli ammortizzatori sociali nella nostra Provincia e alla quantità e alla tipologia di lavoro attivate. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali quello che emerge, e sono dati preoccupanti, è che sono stati 25 mila i lavoratori per cui si è dovuto fare ricorso a questi strumenti. Nel dettaglio, 4500 sono in cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) e 20 mila coinvolti con ammortizzatori sociali di altro tipo, ovvero la disoccupazione ordinaria e a requisiti ridotti – spiega Antonio Perziano, segretario organizzativo della Camera del Lavoro – Se facciamo un raffronto con il 2011 vediamo che nel 2012 le richieste di disoccupazione hanno registrato un incremento del 21.1%”.

Per non parlare dei dati relativi ai fallimenti e della disoccupazione. “Siamo passati dai 71 fallimenti del 2008 ai 147 di quest’anno (dato di giugno) – prosegue – la disoccupazione, poi, è schizzata, raggiungendo l’8,4% in generale, mentre quella giovanile è del 32%”.

Considerando il quadro generale, sono sempre meno le occasioni di lavoro a disposizione, ma c’è anche l’impoverimento della qualità. “Ormai i contratti a tempo indeterminato sono ridotti al 14,7%, quindi gli altri sono precari – spiega ancora Perziano – Nel 2008 i contratti di lavoro intermittente erano pochi e oggi sono circa 15 mila. Questo ci preoccupa perché dietro questa tipologia di lavoro, che dovrebbe essere di breve durata, esiste invece un maggiore sfruttamento”.

La crisi ha colpito un po’ tutti i settori, ma i comparti che hanno pagato di più sono quello edile, con 2000 posti persi negli ultimi due anni, e il settore industriale, soprattutto le piccole e medie imprese.

Insomma, il lavoro diminuisce e anche la qualità. “Il lavoro a tempo indeterminato, quello su cui è fondato lo statuto del lavoro, è sceso dal 19% dell’anno scorso al 14%. Esplode invece il lavoro intermittente, che nasconde spesso cose scandalose, come il lavoro nero e lo sfruttamento – spiega il segretario della Camera del Lavoro, Ivano Bosco – Un altro problema è poi quello del tirocinio, che come sappiamo non dovrebbe essere una vera e propria forma di lavoro, ma che in pratica lo diventa e nasconde spesso lo sfruttamento di questi giovani pagati soltanto con un rimborso spese. Su oltre 3500 tirocini nel 2012, soltanto 19 si sono trasformati in veri e propri posti di lavoro. Un dato sconvolgente”.

La crisi si fa sentire, ma c’è anche chi sembra approfittare della situazione. “Molte aziende importanti attraversano problemi gravi per la crisi, ci sono aziende serie che purtroppo sono costrette loro malgrado a dover ridurre il personale, ma c’è anche chi se ne approfitta. Non si capirebbero altrimenti alcune forme di precariato – conclude Bosco – Ad oggi per il 2013 vince la paura, anche se la speranza non può essere abbandonata e speriamo di vedere la famosa luce in fondo al tunnel. Dobbiamo ricordare che dietro ai numeri ci sono famiglie intere che vivono momenti di disperazione, quindi le cose devono cambiare”.