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Economia

Decreto salva Ilva, verso lo scontro tra istituzioni: magistrati valutano ricorso per incostituzionalità o conflitto di attribuzione

E’ a forte rischio di scontro istituzionale la situazione creatasi dopo l’approvazione del decreto salva Ilva.

Ieri, poche ore prima del sì del Consiglio dei ministri al decreto che autorizza a proseguire con la produzione e conferisce “all’Aia lo status di legge, obbligando l’azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento”, il Gip di Taranto Patrizia Todisco ha detto per la seconda volta no all’istanza di dissequestro dell’impianto avanzata dall’Ilva, con un’ordinanza durissima anche contro la nuova Aia rilasciata dal ministero dell’Ambiente il 26 ottobre.

La nuova Aia, ha detto il gip, non è fondata su “specifici studi o accertamenti di tipo tecnico-scientifico” in grado di “confutare le evidenze probatorie” che denunciano “l’esistenza, nella zona del Tarantino, di una grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria” imputabile alle emissioni dell’Ilva. I tempi di realizzazione della nuova Aia sono poi “incompatibili con le improcrastinabili esigenze di tutela della salute della popolazione locale e dei lavoratori del Siderurgico”, tutela che “non può essere sospesa senza incorrere in una inammissibile violazione dei principi costituzionali”. In pratica il Gip ha ribadito che prima di tornare a produrre occorre risanare gli impianti.

Per il governo non c’è incompatibilità tra i provvedimenti di ieri che decidono del più grande siderurgico d’Italia, perché prima dei sigilli “non esisteva il decreto legge” e i provvedimenti “di sequestro e confisca dell’autorità giudiziaria” non impediscono all’azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell’autorizzazione”.

Ma è scontro aperto anche rispetto al decreto approvato ieri sera dal Cdm. La Procura ionica, infatti, starebbe valutando l’eventualità di chiedere ai giudici che sia proposta eccezione di incostituzionalità del decreto legge o di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto. L’occasione potrebbe essere l’udienza del 6 dicembre prossimo dinanzi al Tribunale del Riesame sulla richiesta dell’Ilva di dissequestrare il prodotto finito e semilavorato, giacente sulle banchine del porto, al quale sono stati posti i sigilli il 26 novembre scorso. 

Dura anche il commento dell’Associazione nazionale magistrati, nelle parole del suo segretario (pm a Taranto) Maurizio Carbone: “Il governo si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro”. ha detto Carbone, ricordando che i provvedimenti della magistratura tarantina sono stati emessi per “salvaguardare la salute di una intera collettività dal pericolo attuale e concreto di gravi danni”. Tutto questo tenendo conto che si è di fronte “ad una situazione complessa e con gravi ripercussioni occupazionali”.

Per Carbone, peraltro, “resta tutta da verificare la effettiva disponibilità dell’azienda ad investire i capitali necessari per mettere a norma l’impianto e ad adempiere alle prescrizioni contenute nell’Aia”, dal momento che “sino ad ora la proprietà ha dimostrato di volersi sottrarre all’esecuzione di ogni provvedimento emesso dalla magistratura”.