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Affitti proibitivi per giovani e fasce deboli, cresce la richiesta di edilizia pubblica a Genova. Sicet: “La politica si attivi”

Genova. A Genova ci sono trecento mila appartamenti, di cui 10500 di edilizia pubblica. “Un’inezia”, secondo la Sicet Cisl Liguria.

“Il problema casa va a braccetto con la crisi, con la perdita del posto del lavoro, con la disoccupazione e con le politiche abitative inesistenti”, spiega il presidente Stefano Salvetti a margine del convegno organizzato da Cisl, comparto degli edili e dal sindacato inquilini sullo sviluppo del settore immobiliare, e sul processo di sfaldamento del welfare nel comparto edilizio.

“Come sindacato siamo sulle barricate – sottolinea Salvetti – a livello nazionale non sono state più allocate risorse, l’edilizia pubblica è stata completamente dimenticata, non c’è più una strategia finanziaria e i fondi anche a livello regionale sono già stati distribuiti”.

C’è però un piano di intervento manutentivo in atto nel territorio genovese. “Dieci anni fa avevamo più di 1100 mila alloggi murati e fermi, 400 sono stati ristrutturati e 450 in manutenzione”. La domanda però è “enorme” e sta crescendo a dismisura: 3500 richieste, a fronte di un bando appena chiuso e uno nuovo in scadenza a fine febbraio. “Molte volte le persone non fanno neppure domanda perché sono sfiduciate, è una situazione di grande disperazione”. La speranza è tutta nel Puc. “Ci auguriamo che come fatto nella precedente amministrazione, vengano dedicate nuove aree”.

Ad esempio quella di Quarto, l’ex ospedale psichiatrico. “Sfruttata al meglio potrebbe dare nel corso degli anni 1000 alloggi di edilizia pubblica – aggiunge Salvetti – la politica deve prendere in mano la questione, non solo a livello nazionale ma anche locale”. Serve cioè una strategia per “dare risposta alle fasce deboli, oggi l’edilizia pubblica è l’unica possibilità per molti di avere una casa”. A cui va aggiunta poi la “necessità di rivedere la normativa a livello nazionale, incentivando il canale concordato, defiscalizzando, dal momento che la cedola secca non è servita a fare emergere il nero”.

Il Comune sta sviluppando una serie di progetti. “Alcuni dei quali sono già pronti per partire – ha commentato il vicesindaco Stefano Bernini – non si tratta più soltanto di classica edilizia popolare ma di creare un’offerta per chi ha uno stipendio normale e non riesce a trovare sul mercato una collocazione abitativa”.

Il dato sui giovani in particolare, è sconfortante: potrebbero costituire una famiglia ma non ce la fanno a causa degli affitti proibitivi.

“C’è il rischio delle case occupate – ha detto poi Bernini – c’è anche una parte di abitazioni che devono essere ristrutturate, e infatti nel bilancio abbiamo finanziato la ristrutturazione di alcuni appartamenti per rimetterli in condizioni di sicurezza adeguandoli alle nuove norme. Non è un lavoro che si fa in due minuti ma noi lo abbiamo programmato soprattutto per offrire un aiuto”, ha concluso Bernini.