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Sovraffollamento carceri, protesta degli avvocati anche a Genova: “Un problema che va subito risolto”

Genova. Una protesta di 24 ore contro il sovraffollamento delle carceri. Questa è l’iniziativa indetta dagli avvocati italiani, che sta andando in scena anche a Genova, con tanto di conferenza per spiegare problematiche e numeri.

“Noi siamo in astensione, lo sciopero è una espressione che non ci appartiene. A Genova la situazione è grave, visto che a Marassi abbiamo una popolazione carceraria pari al doppio delle persone che in effetti potrebbero esserci: in celle da 4, infatti, vivono 8 detenuti”, dichiara l’avvocato Stefano Sambugaro, membro dell’Osservatorio Nazionale Carcere Ucpi e organizzatore della conferenza.

Il perché di questa situazione, secondo Sambugaro, è più che evidente. “Il 50% dei detenuti è in custodia cautelare, mentre del restante 50%, una buona parte ha pene modeste, quindi quello che noi chiediamo è un intervento del legislatore che possa in qualche misura procedere a far sì che le pene modeste vengano vissute diversamente rispetto al carcere e che l’uso della custodia cautelare sia più razionale”, prosegue.

Quella delle misure alternative è una battaglia che gli avvocati stanno conducendo. “Siamo dell’avviso che il carcere non sia il ricettacolo di tutti, dovrebbe essere il contenitore di chi ha delle pene serie da scontare. Chi ha pene modeste potrebbe essere ammesso a fruire a misure alternative che ripagherebbero la collettività del torto che hanno fatto e che in qualche misura eviterebbe anche il problema del sovraffollamento carcerario – conclude – Buona parte delle persone che sono in carcere sono straniere e questo complica un po’ le cose. Anche di recente c’è un progetto Severino per poter procedere all’espatrio. E’ anche vero che già esistono norme sull’espatrio dei cittadini extracomunitari, il problema è che molti di loro non hanno documenti per cui non possono essere portati nel loro paese”.

Presente alla conferenza anche Roberto Martinelli, segretario del Sappe, sindacato di polizia penitenziaria. “Noi siamo quelli che vivono in prima persona i disagi del carcere perché siamo in sezione 24 ore al giorno. Il dato effettivo è che oggi abbiamo più detenuti di quando si è insediato il governo monti, ovvero il doppio di quanto potrebbero contenere le carceri – spiega – Ad esempio a Marassi ci sono 450 posti, ma più di 800 detenuti e abbiamo grossi problemi in merito alle patologie criminali, nel senso che abbiamo più del 60% in attesa di giudizio definitivo, uno detenuto su 4 che è tossicodipendente e quindi potrebbe scontare la pena in una comunità, mentre un altro 60 % è costituito da extracomunitari”.

Secondo Martinelli, se la politica volesse intervenire concretamente potrebbe farlo subito con 3 provvedimenti. “Processi più rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunità di recupero – conclude – E’ ovvio che, se come oggi i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volontà politica per farla. In Germania è così. Lavorano con soddisfazione perché stare fuori dalla cella dà senso di serenità ed è diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi.

Anche la magistratura condivide il segnale di attenzione nei confronti della drammaticità della situazione carceraria. “Soprattutto perché oggi la pena come si sconta in Italia non a nulla a che vedere con le previsioni della costituzione. Questo dipende dall’assoluta mancanza di un piano serio di vita carceraria, ma anche dall’insistere su politiche sicuritarie che vedono il carcere come unica soluzione – dichiara il magistrato Pinto, responsabile Anm – Questo crea una situazione esplosiva che tocca i diritti fondamentali dei detenuti e rende l’Italia attaccabile anche sul piano dei diritti umani, come dimostrano molte pronunce della Corte Europea”.

Rispetto ad un possibile abuso della custodia cautelare, Pinto è molto chiaro. “La stessa magistratura, anche in presenza di norme che impongono la custodia cautelare per reati gravi, ha sollevato questioni di costituzionalità al fine di evitare che questa sia l’estrema ratio. Quindi non è vero che ci sia un abuso – conclude – Per quanto riguarda le misure alternative, le norme ci sono, ma esistono una serie di persone che sono escluse, soprattutto gli stranieri e i recidivi”.

Problemi gravissimi, quindi, che pesano enormemente sulla vita dei detenuti, come ha precisato uno di loro che ha preso parte dalla conferenza.