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Sampdoria, 10 motivi per spiegare la crisi di risultati

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Genova. Non è facile capire le ragioni di questa crisi, perchè a questo punto così deve essere chiamata: cinque sconfitte consecutive avvenute in casa come fuori, con squadre di rango come contro squadre da bassa classifica, hanno come definizione possibile la parola crisi.

Abbiamo provato a raccogliere dieci motivi che in qualche modo possono spiegarla. Li elenchiamo senza una gerarchia.

1) Gli infortuni hanno pesato soprattutto sul centrocampo: Obiang e Maresca, su cui il tecnico Ciro Ferrara conta di poter far affidamento per la partita contro l’Atalanta, sono due tasselli fondamentali, uno per dinamismo e freschezza, l’altro per esperienza e ardore agonistico. In questo pesa anche il ritardo di condizione di Poli. Il centrocampo, dopo le prime brillanti prestazioni non ha più potuto trovare continuità.

2) Amnesie difensive: c’è accordo sul fatto che il fallo di Costa contro l’Inter era quanto meno dubbio, una spintarella (forse, per chi scrive le immagini non hanno ancora convinto su nulla), però in una zona di campo cruciale e soprattutto con Milito che spunta alle spalle del difensore a difesa schierata. Ancora più clamoroso il gol successivo: in dieci, sul pareggio, con un Inter che annaspava a trovare spazi, concedere un contropiede così a campo aperto è suicida (altri errori simili si sono visti anche nelle precedenti sconfitte).

3) Mercato sotto le aspettative: a questa voce, se non lo avessimo apprezzato a luglio, avremmo dovuto parlare di mercato inadeguato. No, per coerenza diciamo che il mercato anche dalle colonne di Genova24 era stato molto apprezzato. Ma è chiaro che Maxi Lopez (che Ferrara contro l’Inter ha consegnato alla panchina) ed Estigarribia non stanno rendendo come ci si aspettava. Dopo l’inizio fulmineo di entrambi, ora stentano, soffrono, non decollano. Sul mercato forse qualche dubbio era stato avanzato per Poulsen e i fatti sembrano confermarlo.

4) Gli esterni: in questo, ovviamente, rientra anche il discorso su Estigarribia e Poulsen, ma ora ci concentriamo soprattutto sugli esterni bassi. Rispoli ha garantito, almeno per dinamismo, qualche prestazione accettabile. Ma è chiaro che l’idea di gioco di Ferrara necessità di dinamismo e qualità, e tra le opzioni di Ferrara mancano.

5) Personalità: la Sampdoria è una squadra che si squaglia alle prime difficoltà, lo abbiamo visto mercoledì contro l’Inter (che era apparsa tutt’altro che insormontabile fino al regalone di Doveri), lo si era intuito con il Cagliari. L’ultima partita a cui allo svantaggio è conseguita una reazione è stata quella casalinga contro il Napoli.

6) Tenuta atletica: atroce dilemma, questo. La Sampdoria vista nei primi tempi delle prime giornate era arrembante, meravigliosa, spettacolare. Poi crollava. Ferrara ne ha abbassato i ritmi per tenere novanta minuti e allora lì la squadra è diventata più timorosa, normale, mediocre. O si migliora la condizione atletica (più turn over soprattutto sugli esterni? Ad averceli, direte … ) o forse si deve rinunciare a questa idea di gioco.

7) Involuzione di alcuni giocatori chiave: il primo riferimento è sicuramente a Romero, il cui errore simbolo rimane quello di Pescara. Non appare dare più quella sicurezza e quella continuità che dava l’anno passato. Nella stessa categoria mettiamo anche Rossini: vivace, pronto e puntuale quando è affiancato da Gastaldello, timoroso quanto lasciato solo. Infine Renan: uno degli artefici della promozione sembra essere caduto in una spirale depressiva unica. L’errore di mercoledì notte è imperdonabile.

8) Ciro Ferrara: paradossalmente sta pagando l’inizio meraviglioso. Insomma, in un campionato mediocre si immaginava che il dinamismo potesse servire per far fronte al livello del campionato. Invece c’è bisogno di esperienza, di astuzie (che un allenatore come lui può dare). Ma anche soluzioni alternative e, permettetecelo, il miglior utilizzo possibile delle qualità che ha a dispozione (se Obiang e Maresca sembrano valorizzati dal suo gioco, non lo sono Eder e Maxi Lopez).

9) Gli errori arbitrali: bastano le parole del solitamente mite Garrone, basta l’intenzione di mettere in scena una panolada da parte della tifoseria blucerchiata (che anche in questo si mostra decisamente corretta e civile). Chiaramente piace pensare che tutto sia frutto del caso, che non ci sia alcuna strategia, forse un po’ della famigerata “sudditanza” ma è certo che le quattro espulsioni, il rigore fuori area a favore del Napoli, e qualche altro obbrobrio non può altro che legittimare recriminazioni.

10) … il decimo motivo lo lasciamo a voi lettori e tifosi (ovviamente critiche e obiezioni sono accolte e ben accette).