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Liguria, università: restano gli stereotipi maschili e femminili nella scelta delle matricole

Palazzo Balbi Senarega, università

Regione. Differenze di genere e scelte scolastiche. Un binomio che ancora oggi fatica a scomparire. Lo dice a chiare lettere la ricerca presentata quest’oggi dalla consigliera regionale di parità della Regione Liguria, Valeria Maione, insieme al vicepresidente della Regione Liguria, Nicolò Scialfa, a Alda Scopesi, prorettore, a cura della commissione orientamento dell’Università di Genova. Che mette in luce la presenza di stereotipi di genere nell’orientamento alla scelta universitaria.

In pratica in Liguria uomini e donne sarebbero condizionati nelle loro scelte formative dall’essere maschi o femmine. Un fatto che può diventare un boomerang se le scelte effettuate dalle ragazze non tengono conto della spendibilità del percorso formativo sul mercato del lavoro, ma solo di una generica affinità alla materia in grado di farle sentire più libere e soddisfatte.

Dall’indagine che ha effettuato uno studio sulla transizione delle studentesse e degli studenti dalla scuola superiore all’Università per realizzare azioni di orientamento mirate emerge che studenti e studentesse si suddividono nelle facoltà in funzione del genere. Ad esempio a Ingegneria e Economia, facoltà che l’immaginario collettivo considera maschili, prevalgono in effetti gli uomini. Mentre le studentesse sono di più in facoltà come Scienze della formazione, Lingue e letterature straniere, Lettere o farmacia.

Per la precisione a Lingue le donne ammontano all’81,7%, al 67,5% ad Architettura, a 67,1% a Farmacia, al 65,7% a Lettere. Scendono al 64% a Giurisprudenza al 62,4% a Scienze politiche e al 56,8% a Medicina. Per essere poi superate in numero dagli uomini a Scienze Naturali dove ammontano al 49,6%, a Economia dove sono il 47% e a Ingegneria dove sono il 28,5%. Un quadro che conferma il più classico degli stereotipi di genere: corsi più adatti alle femmine versus corsi più adatti ai maschi.
Diverso invece è il discorso sul rendimento: l’indagine campionaria compiuta da IRIS, indicatore di rendimento interfacoltà studenti, evidenzia il maggiore rendimento delle studentesse, rispetto ai colleghi maschi, quasi in tutte le facoltà, smentendo così lo stereotipo secondo il quale le ragazze otterrebbero i migliori risultati prevalentemente nell’area umanistica e faticherebbero nei percorsi tecnico-scientifici.

“L’indagine mette in evidenza – spiega Valeria Maione, consigliera di parità della Regione Liguria – che nonostante i numerosi attori coinvolti nella lotta contro i pregiudizi (scuola, Università, enti territoriali, famiglie), i luoghi comuni influenzano ancora le scelte educative e provocano nel mercato del lavoro un’auto-segregazione di genere da cui ne deriva una sottorappresentazione delle donne in settori professionali dove potrebbero portare il loro prezioso contributo”. “Di fatto – continua Maione – assistiamo ad uno spreco di risorse che non ci possiamo più permettere.

L’analisi IRIS può essere un valido strumento per contribuire a scelte più razionali non solo delle facoltà universitarie, ma anche delle scuole secondarie superiori. E poi servono interventi concreti per favorire i percorsi scientifici delle ragazze, non ultimi bonus in denaro alle studentesse che scelgono Ingegneria o Matematica”.