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Economia

Genova chiude le porte ai giovani: nel 2012 posto fisso solo per un giovane su dieci

francesco oddone

Genova. Verrà aggiornato ogni sei mesi, il cruscotto dell’economia genovese, un report, a cura della direzione statistica del Comune di Genova, a supporto della civica amministrazione sull’andamento dell’economia genovese, accessibile inoltre a tutti i cittadini. E il primo dato che emerge è quello relativo al lavoro.

Nei primi sei mesi del 2012 le assunzioni sono state pari a 60.232 (-0,6% rispetto allo stesso periodo del 2011) mentre le cessazioni sono state 59.153, +4,6%. I lavoratori assunti sono prevalentemente cittadini comunitari (80,3%). Nota dolente, solo il 15,5% degli assunti nel primo semestre hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Le donne assunte rappresentano il 48% del totale, stessa percentuale si ritrova nelle cessazioni.

Incremento della cassa integrazione in deroga (+13,9%) che riguarda soprattutto le piccole e medie imprese ma anche il settore delle cooperative risulta in grande difficoltà. In diminuzione la cassa integrazione ordinaria (-27,5%) e quella straordinaria (-34,3%)

Tenuta sostanziale, con riferimento al primo semestre del settore industriale nel suo complesso, dell’attività portuale che cresce grazie all’incremento dell’export (+7,7%), mentre l’import stagna (-5,8%). Crocieristica e traghetti in riduzione (la diminuzione riguarda gli imbrachi, -15,5% e soprattutto gli sbarchi, -21,5%). Calo più contenuto delle attività legate al turismo, ci sono più visitatori stranieri (+1%) che non riescono a riequilibrare il calo dei turisti italiani (-7,9%).

Nonostante la crisi, il reddito medio dei genovesi, nel 2010 su dati tratti dalle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2011, va in controtendenza e si attesta su valori superiori alla media provinciale (+1,8%), regionale e nazionale (+15,3%). Sono gli over 64 i contribuenti più numerosi (34,5%) ma il maggior reddito medio viene dichiarato dalle persone in fascia d’età compresa tra i 45 e i 64 anni. Fanalino di coda i giovani fino a 24 anni.

“I maschi sono i maggiori contribuenti rispetto alle femmine – dice Maria Pia Verdona, dirigente dell’ufficio statistico comunale – e il reddito medio maschile è del 58% in più rispetto a quello delle colleghe”.

“Ritengo che sia uno strumento estremamente utile per capire dove va l’economia genovese – dice Oddone, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova – ci sono parecchi indicatori, capitoli e valutazioni, ma di sei mesi in sei mesi potremo ampliarlo o ridurlo, dev’essere un prodotto vivo che non parli solamente agli addetti ai lavori, ma sia di facilissima consultazione da parte dei cittadini e che in certo senso aiuti tutti gli assessori a fare bene il proprio lavoro”.

Salta subito all’occhio, di addetti ai lavori e non, il dato che vede Genova come il secondo Comune italiano con l’inflazione più alta, “purtroppo nei mesi di agosto, settembre e ottobre, siamo stati al primo posto. Genova è certamente la città metropolitana più cara – commenta Oddone – Nell’ultimissima rilevazione dei prezzi c’è una piccola riduzione ma siamo sempre su valori alti, i più alti a livelli nazionali”.

Tra i valori che contribuiscono a questo aumento dei prezzi, prevalentemente ci sono prodotti alimentari e bevande alcoliche, seguiti dai servizi ricettivi e ristorazione.

“Per quanto riguarda i prodotti alimentari e le bevande alcoliche esistono dei motivi per cui Genova è molto cara – afferma Verdona – certamente perchè non c’è molta concorrenza, ci sono due grossi distributori quindi la concorrenza è abbastanza contenuta, il fatto che sia aumentata sicuramente l’Iva e il costo dei carburanti. Poi il trasporto dei prodotti è inoltre reso difficile dall’orografia particolare, che non consente di avere grossi spazi per il deposito”.

Il primo semestre 2012 registra un aumento delle imprese registrate ma una sostanziale stasi dell’occupazione, altro fatto interessante è l’incremento delle imprese che operano nell’edilizia gestite da imprenditori di origini straniere (+10,1%)

“Questo è un dato che superficialmente potrebbe sembrare positivo – commenta l’assessore Oddone – mentre non lo è necessariamente perché si può ricollegare a una difficoltà dell’edilizia, delle imprese più solide e assestate che espelle come settore dei lavoratori che si mettono in proprio e questo fa aumentare il numero delle imprese senza un reale incremento dell’occupazione”.