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G8, processo all’ex questore Colucci. Il pm Zucca: “In primo grado corale opera di inquinamento delle prove”

Genova. Sta giungendo alle battute finali il processo, davanti al giudice monocratico Massimo Deplano, contro l’ex questore di Genova Vincenzo Colucci, accusato di falsa testimonianza nell’ambito del processo per i fatti della scuola Diaz.

Questa mattina era attesa la richiesta pena da parte dei pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, ma l’assenza di quest’ultimo e il prolungarsi dell’udienza, hanno indotto il magistrato a rinviare le richiesta dei pm e parti civili alla prossima udienza che si terrà lunedì 12 novembre. Il 20 novembre invece parlerà il difensore di Colucci Maurizio Mascia.

L’ex questore Colucci, a capo della centrale operativa delle forze dell’ordine nei giorni del G8 di Genova, secondo l’accusa avrebbe ritrattato in aula la sua testimonianza su diversi punti chiave relativi alla sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, per la quale la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva per falso, calunnia e lesioni 25 funzionari di polizia, tra cui alcuni tra i massimi vertici della Polizia italiana.

Cinque secondo l’accusa i punti su cui verterebbe la falsa testimonianza di Colucci. Il principale, e forse più noto, riguarda l’invio presso la scuola Diaz, dell’allora capo dell’ufficio stampa della Polizia Roberto Sgalla. In un primo tempo, sia alla Commissione parlamentare che indagava su quei fatti, sia in un’audizione testimoniale ai pubblici ministeri del processo, Colucci avrebbe sostenuto che era stato il capo della Polizia Gianni De Gennaro a chiedere l’invio di Sgalla in via Battisti, prima dell’inizio dell’operazione. Durante l’udienza di primo grado invece Colucci sostenne in aula che era stato lui stesso a mandare Sgalla alla Diaz.

Perché Colucci cambiò versione? La risposta, secondo l’accusa, sta in due intercettazioni telefoniche intercorse tra Colucci e l’allora capo della Digos Spartaco Mortola, prima della testimonianza di Colucci al processo Diaz.

“Io devo rivedere un po’ il discorso di quello che ho dichiarato io di Sgalla, […] Questo… essendo… che…. che… Sgalla, la stampa, eccetera. Questo serve per aiutare i colleghi che sono inquisiti là, a Genova” dice Colucci a Mortola qualche giorno prima della sua testimonianza.

E in una telefonata successiva è ancora più esplicito: “Io alla stampa avevo dichiarato che, praticamente, avevo avvertito… il Capo m’aveva telefonato per la stampa.
A questo punto, io devo fare un po’ di marcia indietro e dirò… se me lo richiedono: “Ma Lei aveva dichiarato questo”. “Sì, avevo dichiarato quello, però, ripensandoci bene, sicuramente io ho avvertito Sgalla… io, ma non credo, non mi ricordo, tante telefonate, tanti casini che, magari, non me l’ha detto il Capo”.

Ed è esattamente quello che dirà Colucci davanti al Tribunale di primo grado.

Per induzione alla falsa testimonianza era finito a processo lo stesso Capo della Polizia Gianni De Gennaro, condannato in appello e assolto poi in Cassazione perché secondo la Suprema Corte il fatto non sarebbe stato rilevante. Ma l’assoluzione di De Gennaro e Mortola, come ha sottolineato oggi il pubblico ministero Enrico Zucca – è arrivata prima della sentenza di Cassazione per i fatti della Diaz, che acquisisce appieno il giudizio formulato dalla Corte di appello di Genova che nella sentenza emessa il 18 maggio 2010 scrive: “La priorità seguita in quel momento era la tutela dell’immagine compromessa della Polizia, tutela operabile con una speculare immagine di efficienza, cioè la rappresentazione pubblica dell’arresto di numerose persone […]. E questo è il motivo per cui venne convocato l’addetto stampa Sgalla ancora prima di sapere l’esito della operazione”.

Una priorità, quella di risanare l’immagine della Polizia facendo molti arresti che arrivò direttamente dall’alto, dicono la Corte di appello di Genova e la Cassazione Diaz.

Zucca oggi nella sua requisitoria è stato molto duro “Durante il processo di primo grado c’è stata una corale opera di inquinamento delle prove” e “una promiscuità oscena tra alcuni testimoni e gli imputati”. Zucca ha poi “definito “ributtante lo scorcio su quello che accadeva dietro le quinte del processo” facendo riferimento alle numerose intercettazioni telefoniche che rivelano i costanti contatti tra poliziotti imputati e alcuni testimoni del processo.

Sulla sentenza all’ex questore di Genova, oggi in pensione con grado di prefetto, potrebbe pesare l’assoluzione degli imputati “concorrenti” De Gennaro e Mortola arrivata però prima che fosse definitiva la minuziosa ricostruzione dei fatti e delle responsabilità per ciò che accadde quella notte alla Diaz fornita dalla quinta sezione della Corte di Cassazione. Dure ricostruzioni “agli antipodi”, ha detto oggi Zucca. La sentenza potrebbe già arrivare il prossimo 20 novembre.