Quantcast
Sport

Calcio, revival: le “vecchie glorie” dell’Arenzano ci raccontano gli esordi di 50 anni fa

Arenzano. I ricordi, alimentati da inaspettate rimpatriate, riportano alla luce episodi talvolta dimenticati, ancorché riposti in fondo ad un cassetto della memoria. E rispolverarli diventa piacevole non solo per chi li ha vissuti, ma anche per chi ascolta.

Ci siamo ritrovati, in un bar del lungomare, con alcuni “ragazzi d’antan” che, ad inizio anni ’60, hanno indossato per primi la maglia dell’U.S. Arenzano e subito si è ricreato quel clima d’intesa che li legava allora, quando scendevano in campo, ma anche quando “tiravano sera” a parlare della Juventus del “cabezon” Omar Sivori o dell’Inter del mago Herrera, piuttosto che a discutere su quale dei soprannomi coniati dal mitico Brera fosse più appropriato per Gianni Rivera (abatino o golden boy?), perché le squadre genovesi, in quei tempi, non suscitavano certo grandi entusiasmi.

Siamo riusciti, a fatica, a riunirli qui per farci raccontare qualche aneddoto sugli esordi del team rivierasco (prima di Natale ci sarà un revival per festeggiare i 50 anni dalla fondazione, con una mostra fotografica ed una partita fra “vecchie glorie”), ma ora non è facile prendere appunti sotto una “mitragliata” di ricordi. Manca il loro anfitrione, Angelo Ferro, all’epoca dirigente che faceva da polo d’attrazione per chi, ad Arenzano, ruotava attorno al mondo del pallone, ma il suo nome rimbalza in ogni discorso.

Iniziano in tandem Lazzaro Damonte (detto Balin, un elegante mediano dall’eccellente visione di gioco, cui erano demandati i compiti di regia) e Luciano Profumo (il primo capitano, batteva i rigori colpendo la palla d’esterno sinistro alla “tres dedos”, ma allora si diceva all’ungherese): “A fine estate del ’62, la voglia di calcio giocato in noi ragazzi era tanta, ma mancava una vera squadra. Ci voleva qualcuno che si prendesse la responsabilità organizzativa di dar vita ad una società. Come molti sanno fu l’avv. Antonio Calcagno ad iscrivere la squadra al Campionato Provinciale Allievi, ma pochi sono a conoscenza del fatto che le prime maglie con cui l’Arenzano esordì in una partita ufficiale, andammo a comprarle noi. Le ‘bagnammo’ letteralmente su un campo ridotto ad una palude, con le scarpe che sprofondavano nel fango fino alle caviglie. L’allenatore era Eugenio Monteforte”.

“L’anno successivo – si inserisce Dino Chiossone, mastino della difesa, con all’attivo diversi goal di testa sulle palle inattive – l’iscrizione fu fatta al Provinciale Juniores ed arrivammo a disputare lo spareggio per accedere alle finali regionali. Alla fine si dovette lanciare la monetina per stabilire il vincitore. Mi rispecchio ancora nel volto di Tino Valle, il primo numero 10 dell’Arenzano, dribbling, tunnel e tanta classe nel suo repertorio, quando l’arbitro fece vedere la faccia della medaglia che aveva scelto l’avversario”.

Riprendono la parola Damonte e Profumo: “Di quel gruppo vanno citati anche Lorenzo Chiossone, Mario Domaneschi e Lazzaro Firpo. Nel 1964, poi, il gruppo dirigente, la cui struttura si era nel frattempo consolidata, riuscì ad iscrivere la squadra al Campionato di Terza Categoria e gli ex juniores si dimostrarono subito all’altezza, vincendo a man bassa il torneo al primo tentativo”.

“La permanenza in Seconda Categoria – interviene Gianni Calcagno “Siaula”, il roccioso terzino coi piedi buoni ed i capelli rossi, che spesso faceva coppia col mediano difensivo Giacomo Calcagno Chebò – “è durata fino al 1971 (ndr, va evidenziato che nei primi anni ’60 al di sopra della Prima Categoria c’erano solo le Serie A, B, C e D), con incontri di fuoco sui campi caldi della Val Bormida e della riviera ponentina, ma anche su quelli della Val Polcevera e del Bisagno, senza contare i derby col Cogoleto (ndr, allora Colombo). E già, perché all’epoca c’era solo una squadra per ogni cittadina e l’incontro di calcio domenicale era per lo più l’evento ‘clou’ della settimana, con tutto il paese assiepato attorno al recinto del campo”.

Torna a raccontarci Dino Chiossone: “Tra i giovani stavano crescendo Claudio Zannini, Luigi Gambino, Giovanni Delfino e Nico Damonte, mentre fra i mister ricordo con piacere Benito Danzani e Mario Zacconi, senz’altro tra i precursori del ruolo, tanto da essere stati fra i fondatori dell’AIAC Liguria (ndr, va ricordato che l’associazione nazionale nacque su idea di Fulvio Bernardini, mister della Sampdoria dal 1965 al 1971). Erano trainer esperti, dotati di grande carisma e capaci di leggere la partita minuto per minuto, come imponevano le marcature ad uomo in uso a quei tempi. Con Danzani poi abbiamo vissuto anche l’ebrezza dei tornei estivi a 7 in notturna nella Pineta di Arenzano, a Rivarolo, a Ceranesi, al palaSport”.

Intervengono all’unisono Gianni Salomone (che basava la sua forza sull’anticipo, al punto di meritare l’appellativo di “stopper gentiluomo” all’epoca coniato per l’interista Aristide Guarnieri. Raramente commetteva un fallo! Giusto l’opposto degli altri difensori Carletto Damonte “Bagheu” ed i precitati Gianni Calcagno e Dino Chiossone. Tutti e quattro comunque, col portiere Ubaldo Robello, formavano una “signora” difesa) e Mauro Bigazzi (vera punta di classe e cannoniere principe in molti campionati, tanto che il goal era prettamente compito suo o tutt’al più della mezza punta Gianni Censini): “Nel giro di un paio di anni, dal ’70 al ’72 (ndr, rinforzati dall’arrivo di Mede Zannini, nel frattempo tornato a giocare con l’Arenzano), siamo saliti dalla Seconda Categoria alla Promozione, con due cavalcate a dir poco trionfali, col seguito di un folto pubblico anche in trasferta. Noi due abbiamo giocato con l’U.S. Arenzano dai campionati juniores fino a quando abbiamo appeso le scarpe al chiodo, in un’escalation di categorie, a dimostrazione dell’attaccamento ai nostri colori”.

Signorilmente nessuno dei due si attribuisce il record di presenze in maglia canarina, ma mentre ci salutiamo si discute ancora sul tema (Bigazzi o Salomone?), come pure sui goal fatti nei vari campionati, sui salvataggi con “rovesciate in bicicletta” sulla linea di porta, sui rigori parati al 90° minuto… sono tutti over 60, ma il fisico è ancora quello di quando ringhiavano dietro ad una sfera di cuoio.

Claudio Nucci

Nelle foto: i giocatori dell’U.S. Arenzano nel 1964/65 e gli stessi al termine dell’intervista.

Più informazioni