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Cronaca

4 novembre 2011 – 4 novembre 2012: un anno dopo Genova non dimentica

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Genova. Angela, Serena, Evelina, Shiprese e le piccole Gioia e Gianissa. Sono questi i nomi che Genova non potrà e non dovrà dimenticare mai. L’anniversario dell’alluvione cade in una domenica grigia e piovosa, ma per fortuna di tratta solo di poche gocce. Lacrime, più che acqua che fa paura, perché oggi è il giorno del ricordo.

Un anno fa, invece la pioggia portò all’esondazione di sette torrenti, dal Fereggiano al Bisagno. Sei le vittime: Shiprese Djala e le sue due bambine Gianissa di 1 anno e Gioia di 8 anni che muoiono nell’androne del civico 2/b di via Fereggiano, Angela Chiaramonte, 40 anni e Evelina Pietranera, 50 anni. E Nello stesso androne trova la morte anche la diciannovenne Serena Costa, che stava riportando a casa il fratello minore appena recuperato da scuola.

Una città in ginocchio ma che viene presa per mano da decine e decine di ragazzi. Tornano, come per il disastro di Firenze nel ’66, gli Angeli del fango che hanno come armi vanghe e badili. In quelle ore anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, chiama a raccolta le sue truppe: i parroci di Genova, maniche arrotolate e tonache tirate su, danno una mano perché ‘Non c’é fango che tengà. Uno slogan che diventerà il titolo di una delle più straordinarie pagine della storia di Genova.

Ma non è finita: su quell’alluvione, oltre al peso delle sei vittime e alla preoccupazione che possa accadere ancora, c’é anche la ragnatela della menzogna che sta emergendo grazie al lavoro dei magistrati della procura di Genova. Un’inchiesta che è partita dalla necessità di capire se ci furono colpe per quanto avvenne e che ha scoperto che qualcuno ha mentito su quelle drammatiche ore: i verbali della Protezione civile che ‘raccontano’ dell’esondazione del Fereggiano sono taroccati perché quel ‘volontario’ di protezione civile che avrebbe segnalato il livello ‘giallo’ basso (ovvero la sicurezza) del torrente Fereggiano alle 12 non c’era.

Poco dopo che l’onda di piena ha portato via sei persone qualcuno, negli uffici del Matitone, mette a punto la menzogna, per “salvare la faccia” si dice, mentre sei famiglie sono distrutte. Subito dopo finiscono indagati in quattro, per falso e calunnia: sono i tre massimi dirigenti di protezione civile del Comune e il responsabile dei volontari di protezione civile. Con loro è indagato anche l’ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone.

E nei prossimi giorni anche l’allora sindaco Marta Vincenzi sarà sentita dai magistrati. Vincenzi riferì a tutta Genova la versione ‘truccata’ di quanto era avvenuto, versione che le era stata offerta dai dirigenti oggi indagati. Sapeva o era all’oscuro?

Intanto Tursi, ha scelto di non fare alcuna commemorazione ufficiale, troppo delicato il momento e troppa, forse, la rabbia della gente dopo le notizie trapelate dall’inchiesta in corso. Il sindaco Doria questa mattina si è però recato a rendere omaggio alle vittime portando una corona d’allora sulla targa che le ricorda. “Le parole in momenti come questi servono sempre molto poco – ha detto Doria – esprimo il cordoglio personale, della città e dell’amministrazione comunale per quello che e’ accaduto un anno fa sapendo bene che sono parole pronunciate a un anno di distanza da un lutto che chi l’ha subito si porta dietro per sempre. Oggi c’e’ poco da parlare, si resta in silenzio e si pensa. Ma c’e’ da parlare del rischio idrogeologico, del problema catastrofi, nel nostro Paese”.
Alla cerimonia, nell’aiuola tra corso De Stefanis e via Monticelli, hanno partecipato l’assessore al Bilancio della Regione Liguria Sergio Rossetti, il prefetto Francesco Antonio Musolino e il presidente del Municipio Bassa Val Bisagno Massimo Ferrante.

E alle 12 gli angeli del fango, a un anno dall’alluvione, intervengono all’incrocio tra via Fiume e viale Brigate Liguria per riqualificare due aiuole all’imbocco di via XX Settembre.