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Economia

Vertici Lincoln confermano la chiusura. Vesco: “La Regione da sola contro le multinazionali, il Governo ci ha abbandonato”

Genova. Si è concluso da pochi minuti nella sede della Regione Liguria l’incontro tra le istituzioni e i vertici della Lincoln Electric. La multinazionale americana, che nel suo stabilimento di Serra Riccò produce saldatrici, ha confermato l’intenzione di chiudere il sito e di trasferire la produzione all’estero.

Le prime parole dell’assessore allo Sviluppo economico Enrico Vesco non lasciano dubbi sull’esito della riunione: “Fumata nera, molto nera – ha detto. Abbiamo riscontrato una assoluta rigidità ed indisponibilità dell’azienda a revocare quel piano di riorganizzazione che penalizza molto il nostro territorio”.

Confermato il ricorso alla cassa integrazione: “In questo senso – ha continuato Vesco – si sono detti disponibili a mettere in atto la cassa integrazione e poi un punto fermo è stata la certezza che quell’azienda rimane un polo di eccellenza per la progettazione e lo sviluppo dei prodotti di tutto il gruppo a livello europeo ed americano”.

Vesco, riguardo all’intera vicenda, non cambia giudizio: “Si tratta di una scelta incomprensibile: ci hanno confermato che durante la crisi non hanno avuto ripercussioni negative, la produzione ha retto bene ed il sito ha un’ottima produttività. La chiusura è giustificata con la necessità di tenere in equilibrio i conti e dare una prospettiva futura all’azienda. Avrebbero potuto garantire lo stesso livello rimanendo lì, anche perché lo hanno fatto egregiamente fino ad oggi”.

La sensazione che si respira oggi è che la Liguria si da sola di fronte alla crisi: “Un dato molto negativo è purtroppo l’atteggiamento delle multinazionali nei confronti di un territorio lasciato solo dal governo nazionale. non possiamo reggere così, convocando le multinazionali in Regione e pensando di ottenere qualche risultato”.

Serve l’intervento del Governo. “E’ il governo – ha concluso Vesco – che deve muoversi e tutelare le maestranze impiegate dalle multinazionali che per anni hanno fatto affari e lauti utili nel nostro Paese ed oggi scelgono di delocalizzare”.