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Vela, Carlo Croce in pole position per la presidenza mondiale dell’Isaf

Genova. Manca poco all’Annual Conference della Federvela mondiale che il 10 novembre voterà il nuovo presidente. Carlo Croce in pole-position. Il calendario e le attese. Cosa può accedere tra Kite e Windsurf.

E’ in arrivo una intensa Annual Conference ISAF a Dun Loghaire in Irlanda, ai primi di novembre. La lunga kermesse inizia il 1 novembre e prosegue fino a domenica 11, con un gran finale previsto sabato 10, quando si svolgerà l’Assemblea Generale chiamata a rinnovare gli organi del governo della vela internazionale.

Ci sono almeno due motivi di attesa per questa Conference: l’elezione del nuovo presidente ISAF, dopo 8 anni “anonimi” (per dire poco) dello svedese Goran Petersson, con la candidatura autorevole dell’italiano Carlo Croce, e la decisione se ripensare la scelta per Rio 2016 in favore del Kite e contro il Windsurf.

In particolare la questione del nuovo presidente ci interessa da vicinissimo: da maggio scorso infatti il nostro presidente federale Carlo Croce ha ufficializzato la propria candidatura al vertice del massimo ente della vela internazionale. Una discesa in campo che ha molti risvolti: da quello umano (il papà di Carlo, Beppe Croce, fu a lungo presidente dell’IYRU), a quello più strettamente politico (l’approdo di un italiano al vertice dell’ISAF sarebbe un successo e una opportunità straordinaria per la vela italiana, anche a prescindere dagli effettivi risultati che poi si andranno a raggiungere), per finire con le ricadute in casa nostra (parecchi temono che l’impegno mondiale di Croce possa distoglierlo dalle urgenze e dalle operatività del suo ruolo in Italia).

Carlo Croce è arrivato ultimo a presentare la candidatura per la presidenza della vela mondiale, che fu ricoperta per tanti anni da suo papà Beppe Croce, il più longevo dei presidenti dell’allora IYRU (dal 1969 al 1986), ma è considerato lo sfidante più forte. In lizza ci sono altri due candidati: l’australiano David Kellet e il portoricano Eric Tulla. Il presidente FIV e Yacht Club Italiano è di soli 3 anni più anziano dei suoi due concorrenti, ma da un lato il cognome importante che ancora esercita molta influenza nei paesi votanti, dall’altro la non altissima statura dei due candidati, sta facendo pendere molto la bilancia a sua favore. Con David Kellet, che sembrava originariamente in grado di convogliare su di se i voti anglosassoni, resterebbero solo i paesi asiatici.

Al fianco della candidatura di Croce invece sembra più compatta l’Europa, che mantiene un peso specifico notevole negli equilibri dell’ISAF, specie se sarà confermato che oltre alla Francia anche la stessa Gran Bretagna voterà per il candidato italiano (che pure non ha fatto mistero di voler trasferire la sede dell’ISAF da Southampton a Losanna). E anche l’area mediterranea sta con lui.

Chiunque sarà eletto presidente della federazione velica internazionale, avrà davanti a se sfide impegnative che ne assorbiranno ogni energia. C’è la vela olimpica da salvare al cospetto di un CIO sempre più critico e dall’assalto di nuovi sport emergenti. C’è il rilancio della vela a livello di attenzione mediatica anche internazionale, cercando di superare i danni fatti dalla lunga crisi economica a uno sport certamente non tra i più economici. C’è da riammodernare la macchina burocratica dell’ente (un tema questo particolarmente caro a Croce, che ha già battuto su questo tasto a livello nazionale, pur con risultati alterni)

Events Committee – Sarà il primo, mercoledi 7 novembre, a entrare nelle delicate decisioni sulle classi olimpiche per Rio 2016. Le classi come noto sono state decise a maggio a Stresa, ma nel frattempo ci sono state pressioni fortissime, submission e persino cause legali tese a una revisione di tali scelte. In particolare torna di attualità il confronto tra windsurf (RSX) e Kiteboard (Racing). L’Events Committee (che come noto ha un potere soprattutto consultivo e tecnico e con le sue delibere emette “raccomandazioni” al Council, che invece è l’organo decisionale finale) ha in agenda una fitta e strutturata scaletta per il processo decisionale. Per prima cosa dovrà votare se raccomandare al Council di procedere a un cambio delle classi olimpiche già decise. E in secondo luogo, se la prima decisione è stata in tal senso, quale classe (o evento) suggerire per tale cambiamento. Sul punto le submission sono tantissime, e molte supportate dalla Federazione Italiana Vela, tese a riconsiderare il windsurf. Il guaio è che nella confusione (notevole) si sono infilati in tanti e girano anche submission “perditempo” di classi che sperano di poter essere considerate. E senza contare che l’Events, sullo stesso tema dovrà valutare anche ben 8 submission di rilievo istituzionale, perchè arrivano dallo stesso Executive Committee (l’organo ristretto composto da presidente e 7 vicepresidenti ISAF).

A dimostrazione di quanta carne al fuoco e quanto complessa sia la situazione, l’agenda dell’Events poco più avanti comprende anche decisioni riguardanti le attrezzature specifiche della classe Kiteboard per Rio 2016.
Insomma, la strada per un recupero clamoroso del windsurf per le prossime Olimpiadi a danno del Kite appena ammesso è tortuosissima. Ma nello stile e nella storia dell’ISAF, proprio passaggi così in salita spesso sono stati gestiti con sorprendente velocità. Staremo a vedere.

L’ISAF come noto ha scelto il Kite per Rio 2016, quale evento velico su tavola, sia a livello femminile che maschile. A seguito di quella controversa decisione ci sono state reazioni di ogni tipo, dalla innocua raccolta di firme alle cause giudiziarie. E adesso l’ISAF è costretto a riaprire il dossier. Con quali prospettive? La confusione è tanta, nel bailamme generale hanno provato a reinserirsi anche altre classi di windsurf, sperando nel by-passare la classe RSX. Alla luce di tutto, e stando ai numeri, si profila uno scenario salomonico: il Kite, nuovo entrato tra gli eventi della vela olimpica, resterebbe quale specialità maschile, mentre il Windsurf (con quale classe si vedrà, ma RSX ampiamente favorita) recupererebbe lo status olimpico a livello femminile. Questa soluzione, tra l’altro, sarebbe la più gradita all’Italia che proprio nel Kite maschile e nel Windsurf femminile ha dei nomi importanti sui quali lavorare.

Il Council si riunisce il giovedi 8 e rappresenta il secondo, forse decisivo, tempo sul tema delle classi per Rio 2016. In apertura però il Council considererà le proposte dalle varie federazioni nazionali e farà le proprie raccomandazioni all’Executive che in seguito varerà la composizione dei Committee ISAF 2013-2016. Da sottolineare che il Council dividerà le sue riunioni in due fasi: quella dell’8 novembre sarà l’ultima del Council uscente, mentre la sera di sabato 10 novembre, un’ora dopo l’Assemblea Generale che ha eletto il nuovo presidente ISAF, si riunirà il nuovo Council.

L’Assemblea Generale e il voto per i candidati presidente e vicepresidenti. Oltre a Croce, Kellet e Tulla per la presidenza, come detto prima, ci sono infatti 14 candidati ai 7 posti da vicepresidente, tra questi anche due italiani, Alberto Predieri (che è stato vicepresidente nell’ultimo quadriennio), e Riccardo Simoneschi. Gli altri sono George Andreadis (GRE), Chris Atkins (GBR), Marcelien Bos-De Koning (NED), Adrienne Greenwood (NZL), Nuno G Henriques (POR), Oleg Ilyin (RUS), Nazli Imre (TUR), Gary Jobson (USA), Jose Leandro (POR), Quanhai Li (CHN), W Scott Perry (URU), Alberto Predieri (ITA), Gerardo Seeliger (ESP), Riccardo Simoneschi (ITA).

Singolare la posizione dei due italiani in candidatura. Alberto Predieri, lunghissima carriera in ISAF fino alla vicepresidenza, profonde relazioni con molti delegati e responsabili delle autorità nazionali, si è ritrovato clamorosamente contro il candidato italiano alla presidenza Carlo Croce. Se Croce fosse eletto, salterebbe la vicepresidenza italiana e Alberto Predieri sarebbe di fatto fuori dall’ISAF. Questa strana vicenda di concorrenza in casa è un elemento di debolezza della campagna di Croce, e anche per questo è stata messo in pista il nome di Riccardo Simoneschi, che corre per la vicepresidenza ma appoggia pesantemente (anche lui è delegato di lungo corso con molte e ramificate relazioni) la corsa di Croce. C’è infine da considerare l’ipotesi sconfitta di Croce: a quel punto sarebbe un derby tutto italiano per un posto da vice tra Predieri e Simoneschi.

I giochi sono tutt’altro che fatti. Al fianco di Croce, che vive giorni attaccato al telefono parlando con mezzo mondo, c’è soprattutto Walter Cavallucci, altro “senatore” italiano all’ISAF, che spende le sue conoscenze dei meandri internazionali anche per guadagnarsi una riconferma nel Consiglio Federale FIV 2013-2016.

C’è infine nell’aria la reazione italiana alla carriera mondiale del presidente FIV. Anche se nessuno nega il significato storico, il prestigio e le possibilità che deriverebbero alla nostra vela dall’avere un italiano in cima alla vela mondiale, è un dato di fatto che un’ampia fetta dell’ambiente federale e velico del paese vive tra molti dubbi questa fase. La paura di tutti è che gli impegni ISAF finiscano per distogliere Croce dalla realtà e dalle cose concrete e importanti da fare con la FIV in Italia. il dibattito è aperto. E c’è da giurare che lo sarà sempre di più, dopo l’Assemblea ISAF, nei due mesi che la separeranno dall’Assemblea FIV del 19 gennaio. Sia nel caso che Croce fosse eletto presidente ISAF (al momento l’ipotesi più probabile stando ai sondaggi), sia che dovesse tornare a Genova da sconfitto.